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JOINT ENTERPRISE

Attuazione degli accordi sul “cessate il fuoco”, supporto per il ristabilimento delle istituzioni civili

Peacekeeping

Il contesto è quello delle guerre jugoslave, scoppiate col dissolversi della federazione comunista. Infatti, nell’80, alla morte del maresciallo Tito (unico vero collante dello stato jugoslavo), le tensioni sotterranee affiorarono in superficie, acuite dal pieno manifestarsi della crisi economica.

La prima regione a scoppiare fu il Kosovo: nel marzo del 1989 Slobodan Milosevic, Presidente della Serbia che rivendicava l’eredità di Tito quale guida della regione jugoslava, revocò l’autonomia della provincia kosovara, attuando politiche repressive nei confronti del “sentimento nazionale” kosovaro (lingua, scuole autonome, discriminazione lavorativa su base etnica). Ben presto la popolazione si ribellò, passando da una resistenza pacifica ad una armata.

Alla fine del 2004, in coincidenza col termine dell’operazione “Joint Forge” in Bosnia Erzegovina con il passaggio delle responsabilità delle operazioni militari dalle forze NATO (SFOR) a quelle della Unione Europea (EUFOR), le autorità NATO decisero di raggruppare tutte le operazioni condotte dalla NATO nell’area balcanica in un unico contesto operativo (definito dalla Joint Operation Area), dando origine il 5 aprile 2005 all’operazione “Joint Enterprise” che comprendeva le attività di KFOR, l’interazione NATO-UE, e i NATO HQ di Skopje, Tirana e Sarajevo.

Nel maggio 2006 veniva avviata la ristrutturazione, delle forze dislocate sul territorio kosovaro, che ha visto la trasformazione delle forze militari internazionali in Kosovo da 4 Multinational Brigades a 5 Multinational Task Forces. Dal 10 gennaio 2010, pur rimanendo inalterati missione e compiti, il livello ordinativo delle Multinational Task Forces è stato ridotto a Multinational Battle Groups (MNBGs) su base Reggimento. Malgrado la graduale cessione di responsabilità e la graduale riduzione delle forze in Teatro, all’operazione “Joint Enterprise” in Kosovo attualmente partecipano ancora 30 Paesi, di cui 23 appartenenti alla NATO, con un impegno complessivo di forze che oggi ammonta a circa 4000 unità. Attualmente la leadership della missione è affidata al Generale di Divisione dell’Esercito Lorenzo D’Addario. ​Il dispositivo di KFOR prevede dal 1° marzo 2011 due Multinational Battle Groups, di cui uno a conduzione italiana, ed una consistente riserva nella quale è inserito il Reggimento Carabinieri MSU. Allo stesso modo sono stati costituiti degli organismi denominati JRD’s (Joint Regional Detachment) con il compito di monitorare e fare da collegamento con tutte le organizzazioni ed autorità civili del Paese (Comuni, istituzioni, popolazioni….). Attualmente i JRD’s presenti in Kosovo sono 3.

Durata Missione:

5/04/2005 – in corso

Luogo:

Kosovo

Tipologia:

Peacekeeping

Base legale:

Ris. 1244 del Consiglio di Sicurezza ONU

Paesi Partecipanti:

Paesi NATO: Albania (10 unità), Bulgaria (10 unità), Canada (2 unità), Croazia (22 unità), Repubblica Ceca (13 unità), Danimarca (35 unità), Estonia (2 unità), Francia (141 unità), Germania (772 unità), Grecia (125 unità), Ungheria (206 unità), Italia (538 unità), Lituania (1 unità), Lussemburgo (23 unità), Paesi Bassi (5 unità), Norvegia (2 unità), Polonia (246 unità), Portogallo (191 unità), Romania (71 unità), Slovenia (315 unità), Turchia (383 unità), Regno Unito (1 unità), Stati Uniti (736 unità)