Taking too long? Close loading screen.
< Tutte le schede missioni

JOINT GUARD

Promozione del processo di pace e di stabilizzazione della Bosnia-Erzegovina

Peacekeeping

L’operazione “Joint Guard”, nota anche come “Stabilisation Force”, ha costituito la prosecuzione della precedente missione IFOR, realizzata dalla NATO per garantire l’attuazione degli accordi di Dayton del novembre 1995 fra Serbia, Bosnia-Erzegovina e Croazia. Tale missione persegue obiettivi di consolidamento della pace, di sostegno delle attività civili e di rafforzamento delle istituzioni democratiche, oltre che quella di garantire la libera circolazione di tutte le etnie nella zona assegnata e di cooperare con la popolazione per aiuti.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizzò l’inizio dell’operazione “Joint Guard”, con la risoluzione 1088 del 12 dicembre 1996.

Lo scopo della missione non fu soltanto di dare attuazione alle disposizioni previste dall’Accordo di pace, ma di offrire assistenza e supporto alle popolazioni coinvolte nel conflitto, durante il delicato e difficoltoso processo di ricostruzione civile e politica del Paese. Compito dell’operazione “Joint Guard” fu soprattutto prevenire il risorgere di conflitti e ostilità tra le ex fazioni nemiche, al fine di promuovere un rinnovato clima di pace e di cooperazione all’interno della neonata Bosnia-Erzegovina. Le competenze della ‘’ Forza di stabilizzazione’’ spaziarono da attività di monitoraggio del territorio, fino al sostegno e al supporto logistico e organizzativo nella creazione di nuove strutture di difesa e sicurezza. Tale sforzo della coalizione multinazionale portò nel 2004 – ovvero al termine delle missioni – il Ministero della Difesa alla costituzione di due eserciti distinti – secondo quanto previsto dalla suddivisione federale della Bosnia Erzegovina – riuniti in’ unica struttura centrale di comando. Inizialmente, la dimensione di SFOR era di circa 32.000 soldati in Bosnia ed Erzegovina – circa la metà di quella dell’IFOR.

Nell’operazione “Joint Guard” furono incluse attività di ricerca e arresto di coloro i quali si erano macchiati di crimini di guerra durante il conflitto serbo-bosniaco, oltre al gravoso impegno di assistere e soccorrere profughi e rifugiati di guerra nel difficile ritorno a casa, al termine della guerra. In totale, vennero portati 39 imputati dinanzi al Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia. Compito non secondario della missione fu anche la confisca e la distruzione di armi non registrate. Al termine dell’operazione furono requisite più di 11 mila armi e oltre 45 mila granate Alla scadenza del mandato di diciotto mesi stabilito per l’operazione “Joint Guard”, è stata avviata, dal 20 giugno 1998, la nuova operazione denominata “Joint Forge”, che non ha previsto mutamenti di sostanza rispetto ai compiti della precedente, salvo il fatto che il mandato della nuova Forza di pace non ha avuto una predefinita scadenza temporale.

Durata Missione:

20 dicembre 1996-20 giugno 1998

Luogo:

Bosnia Erzegovina

Tipologia:

Peacekeeping

Base legale:

risoluzione 1088 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Paesi Partecipanti:

Stati Uniti, Belgio, Canada, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Italia, Germania, Regno Unito, Francia, Portogallo, Spagna, Grecia, Islanda, Norvegia, Lettonia, Lituania, Polonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Romania, Ungheria, Turchia; Stati non appartenenti alla Nato: Australia, Austria, Argentina, Egitto, Finlandia, Irlanda, Malaysia, Russia, Marocco, Ucraina, Svezia, Nuova Zelanda.

Forze impiegate:

Inizialmente 32.000 poi ridotte a 12.000 unità