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Anagrafica

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Nome ufficiale: Regno di Marocco
Capitale: Rabat
Superficie: 446.550 km2
Densità 76,8 ab/km2
Confini: Algeria, Spain (Ceuta e Melilla), Sahara Occidentale
Popolazione: 34.314.130 (2018)
Composizione etnica: Arabi-Berberi (99%), altri (1%)
Forma di governo: Monarchia costituzionale
Lingue: Arabo, Berbero
Religioni: Musulmani (99%, sunniti), altri (1%)
Aspettativa di vita: 77,3 anni
Tasso di natalità: 17,5 nati/1000 abitanti (2018)
Servizio militare: 19 anni, obbligatorio
Scolarizzazione: 98,4%
Unità monetaria: Dirham
PIL: 109,3 miliardi (2017)
Tasso di crescita del PIL: 4,1% (2017)
Debito pubblico/ PIL: 65,1%
Export partners: Spagna (23,2%), Francia (22,6%), Italia (4,5%), USA (4,2%) – (2017)
Import partners: Spagna (16,7%), Francia (12,2%), Cina (9,2%), USA (6,9%), Germania (6%), Italia (5,9%), Turchia (4,5%) – (2017)

Istituzioni

Il Marocco è stato un protettorato francese dal 1912 (eccetto alcuni territori occupati dalla Spagna) fino al 2 marzo 1956, data in cui il Paese ha dichiarato la sua indipendenza. Dal 1975 occupa il Sahara Occidentale, motivo per cui si è sviluppato un movimento indipendentista con cui il governo ha avviato dei negoziati che ad oggi non hanno però dato risultati. Un referendum nel luglio 2001 ha sancito l’entrata in vigore della nuova Costituzione: il re nomina il Primo ministro, espressione della maggioranza, ma mantiene uno stretto controllo sull’esecutivo.  Dal luglio 1999 il sovrano è Mohammed VI, mentre Saad-Eddine al-Othmani ricopre dal marzo 2017 la carica di Primo ministro.

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La Camera dei Deputati si compone di 395 membri eletti a suffragio diretto per un mandato quinquennale, mentre la Camera dei Consiglieri è formata da 120 membri eletti per 5 anni dalle associazioni professionali e dagli organismi locali. Entrambe le Camere hanno facoltà di censurare il governo. Il territorio del Marocco è suddiviso in 11 sezioni amministrative. Il Marocco reclama anche la sovranità sul territorio del Sahara Occidentale, il cui status politico è però considerato indeterminato dagli Stati Uniti.

La struttura giuridica vede al vertice il Consiglio Superiore del potere giudiziario, un corpo di 20 membri presieduto dal monarca e che ha il potere di formare la Suprema Corte di Cassazione, organismo composto da 5 giudici. La Corte Costituzionale invece è formata da 12 giudici. Il sistema giudiziario si basa su un misto di diritto francese e legge islamica (shari’a). Soltanto nel 2004 il codice di famiglia ha riconosciuto una serie di diritti personali e patrimoniali alle donne. È attualmente in vigore la pena di morte.

Economia

L’economia del Marocco ha giovato della prossimità all’Europa e di costi del lavoro relativamente più bassi presenti nel Paese. Dopo un periodo di grave indebitamento durante gli anni ’80, il Marocco ha adottato una serie di misure di austerità e pro-mercato, sotto il controllo del Fondo Monetario Internazionale. Da quando il re Mohammed VI è salito sul trono, l’economia marocchina si è distinta per una crescita stabile, un calo della disoccupazione e una bassa inflazione. La ripresa non è però bastata a proteggere il Paese dalla crisi economica europea scoppiata nel 2008. Due accordi di libero commercio, firmati rispettivamente nel 2006 e nel 2008, legano il regno del Marocco agli Stati Uniti e all’Europa. A partire dal 2014 il calo del prezzo degli idrocarburi ha ridotto l’impatto dei tagli ai sussidi ai carburanti deciso l’anno precedente. Sempre nel 2014 il governo ha lanciato un piano per aumentare le produzioni di alto valore aggiunto.

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Il settore primario è per oltre la metà occupato dalla cerealicoltura. Si producono in particolare frumento e orzo, specie nella zona di Kènitra, ma anche barbabietola da zucchero, frutta e verdura. Redditizio è il settore della pesca, sviluppatosi grazie alla presenza di grandi porti pescherecci come Casablanca, Mohammedia e Agadir.

Il settore secondario vede il Marocco tra i primi produttori al mondo di fosfati. In calo è invece la disponibilità di risorse combustibili come carbone e petrolio, che non riescono a coprire il fabbisogno del Paese. La recente scoperta di giacimenti di gas e petrolio sulla costa dell’Atlantico e ad Essaouira potrebbe però cambiare la situazione. Molto sviluppato è il settore agroalimentare che attira investimenti esteri e che comprende oleifici, zuccherifici e conservifici.

Il settore terziario riesce a compensare parzialmente il deficit strutturale della bilancia commerciale, grazie al turismo e alle rimesse degli emigrati. I maggiori complessi turistici sono situati a Casablanca, Marrakech, Agadir, Tangeri.  A discapito del progresso economico, il Marocco soffre tuttavia di un’alta disoccupazione, specialmente tra i giovani istruiti, così come di un alto tasso di analfabetismo nelle aree rurali. Per questo, tra le riforme che appaiono fondamentali nel breve-medio periodo ci sono quelle dell’istruzione e del sistema giudiziario.

Società e diritti

L’Islam è la religione di Stato e la quasi totalità della popolazione è sunnita. Nel Paese è comunque garantita la libertà di culto. Poco più del 60% della popolazione è urbana, meno del 40% vive in zone rurali. Ad oggi, il tasso di crescita della popolazione si attesta sull’1% circa, ma va considerato che il numero degli abitanti è più che raddoppiato in termini numerici dal 1970.

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La spesa per l’istruzione negli ultimi anni è arrivata a coprire quasi un quinto delle uscite governative; nonostante questo forte impegno istituzionale, il Marocco rimane però indietro su questo aspetto rispetto ad altri Stati della regione. Inoltre, si registra molta differenza sulla base di genere: è stato calcolato come in media la popolazione femminile presenti tassi di analfabetismo quasi doppi rispetto a quella maschile.

Negli ultimi anni si è avuto un boom della diffusione di Internet: nel biennio 2013-2014 gli utenti sono cresciuti del 60%, arrivando a 8 milioni di persone.

Difesa e sicurezza

Il Marocco partecipa a due missioni internazionali di peacekeeping, in Repubblica Centrafricana (MINUSCA), e nella Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO), nelle quali dispiega due contingenti, rispettivamente di 760 e 836 soldati. Il principale problema in termini di sicurezza, per cui Rabat impiega gran parte dei suoi effettivi, riguarda le linee di fortificazione nel Sahara Occidentale e dunque la questione della sovranità contesa sull’area, una regione stretta tra il Marocco e la Mauritania, abitata in prevalenza dal popolo Sahrawi.

In prima linea nell’opposizione a un controllo marocchino c’è il Fronte Polisario (abbreviazione spagnola di Frente Popular de Liberacion de Saguia el Hamra y Rio de Oro), un movimento indipendentista già attivo nella regione dai primi anni ’70 contro la dominazione spagnola. Il Marocco ha costruito il primo muro nel 1982 e in seguito le fortificazioni sono arrivate fino a 5, per una lunghezza di circa 2700 km.

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Nel 2017 la spesa militare è stata pari al 3,2% del PIL, con il personale in servizio attivo attestato su poco meno di 200mila unità. Per combattere la disoccupazione giovanile, il re Mohammed VI ha reintrodotto negli ultimi mesi il servizio militare obbligatorio, basandosi sull’articolo 38 della Costituzione che prevede l’obbligo per i cittadini di contribuire alla difesa della Patria. Sono circa 10mila i giovani tra i 19 e i 25 anni che risponderanno alla chiamata.

Passato

Nel 788, circa un secolo dopo la conquista musulmana del Nord Africa, alcune dinastie islamiche marocchine presero il potere in Marocco. Durante il sedicesimo secolo la monarchia Sa’adi, sotto la guida di Ahmad al-Mansur (1578-1603), scacciò gli invasori stranieri e diede avvio a un’era di prosperità. La dinastia Alaouite, alla quale la stessa famiglia reale marocchina oggi appartiene, affonda le sue radici nel diciassettesimo secolo.

Nel 1860 la Spagna invase il Marocco del Nord: da qui la sovranità del Marocco è stata lentamente erosa nel corso di un secolo di rivalità commerciali tra le potenze europee. Nel 1912, infatti, i francesi imposero un protettorato nel Paese: una lunga ed estenuante lotta per l’indipendenza contro i francesi restituì la sovranità al Marocco solo nel 1956. In questo stesso anno, le città “internazionali” come Tangeri e molti dei possedimenti spagnoli passarono sotto l’amministrazione indipendente marocchina. Il sultano Mohammed V, di cui l’attuale sovrano è nipote, organizzò il nuovo Stato sotto forma di monarchia costituzionale e venne incoronato nel 1957. Dal 1976, anno in cui la Spagna si ritirò dal Sahara Occidentale, il regno del Marocco ha di fatto esteso i suoi domini su vaste porzioni di questo territorio (quasi l’80%). Tuttavia, l’Onu non riconosce la sovranità e l’amministrazione del Marocco sul Sahara Occidentale. Le Nazioni Unite hanno pertanto monitorato fin dal 1991 il cessate-il-fuoco tra il Marocco e il movimento di liberazione del Sahara Occidentale, il Fronte Polisario, e ancora oggi conducono negoziazioni tra le due parti.

Presente

All’inizio del 2011 il re Mohammed VI ha risposto alle crescenti proteste a favore della democrazia implementando un programma di riforme comprendente una nuova Costituzione, approvata poi nel luglio dello stesso anno tramite referendum popolare: alcuni nuovi poteri sono stati estesi al Parlamento e al Primo ministro, anche se l’autorità ultima è rimasta nelle mani del monarca.

Nel novembre del 2011 il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (JDP), una forza islamista moderata, ha conquistato il più gran numero di seggi in una elezione parlamentare, divenendo così il primo partito islamista alla guida del governo marocchino. L’esecutivo ha approvato nel 2014 un’importante riforma che rende legale lo status di alcuni migranti e garantisce loro un accesso eguale all’istruzione, alla sanità e al lavoro, pur se i sentimenti xenofobi e razzisti rimangono seri ostacoli nella società marocchina. La riforma costituzionale del 2011 ha permesso al Marocco di tenere nel 2015 le prime elezioni dirette per i consigli regionali. Nell’ottobre 2016 il JDP ha nuovamente conseguito un record, conquistando alle parlamentari il più grande numero di seggi nella storia marocchina.

Futuro

Il problema della sovranità del Sahara Occidentale rimane ancora irrisolta. Inoltre, il Marocco vive periodiche tensioni con la Spagna per via delle enclave di Ceuta e Melilla. Dal Marocco partono poi le rotte delle migrazioni illegali che giungono in territorio spagnolo. Un’altra questione che preoccupa il governo di Rabat è quella riguardante il confine con l’Algeria. Entrambe le Nazioni si accusano a vicenda di ospitare militanti ribelli e di favorire il contrabbando di armi.

Sul fronte interno, invece, sono state di recente confermate le pene detentive per gli attivisti che avevano organizzato le proteste nel 2016 e nel 2017 dopo la morte di un venditore ambulante di pesce, seguita al sequestro delle sue merci da parte della polizia, nella regione del Rif situata a Nord-Est del Paese. Le proteste si erano diffuse in tutto il Marocco, veicolando il malcontento sociale contro la corruzione e la disoccupazione. Il leader della protesta, Nasser Zefzafi, è stato condannato a 20 anni di carcere, rappresentando, secondo le autorità, una minaccia per la sicurezza del Paese. Queste pene non contribuiscono ad allentare le tensioni che sembrano montare in maniera forte in Marocco.