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Anagrafica

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Nome ufficiale: Ucraina
Capitale: Kiev
Superficie: 603.550 km2
Densità 72,8 ab/km2
Confini: Bielorussia, Ungheria, Moldavia, Polonia, Russia, Slovacchia, Romania
Popolazione: 43.952.299 (2018)
Composizione etnica: Ucraini (77,8%), Russi (17,3%), Bielorussi (0,6%), Moldavi (0,5%), Bulgari (0,4%), Ungheresi (0,3%), Polacchi (0,3%), altri (2,8%)
Forma di governo: Repubblica semipresidenziale
Lingue: Ucraino
Religioni: Ortodossi, Cattolici, Protestanti, Musulmani, Ebrei
Aspettativa di vita: 72,4 anni
Tasso di natalità: 10,1 nati/1000 abitanti
Servizio militare: 18 anni, obbligatorio
Scolarizzazione: 96,2%
Unità monetaria: Hryvnia
PIL: 112 miliardi (2017)
Tasso di crescita del PIL: 2,5% (2017)
Debito pubblico/ PIL: 71%
Export partners: Russia (9,2%), Polonia (6,5%), Turchia (5,6%), India (5,5%), Italia (5,2%), Cina (4,6%), Germania (4,3%) – (2017)
Import partners: Russia (14,5%), Cina (11,3%), Germania (11,2%), Polonia (7%), Bielorussia (6,7%), USA (5,1%) – (2017)

Istituzioni

Indipendente dal 1991, l’Ucraina è una Repubblica semipresidenziale.
Il presidente della Repubblica è eletto, per un mandato di 5 anni, a suffragio universale e diretto. Il Primo ministro viene nominato dal Parlamento (Verchovna Rada – Consiglio Supremo) a seguito della proposta da parte del presidente della Repubblica rappresentando, di fatto, una ratifica. Il Parlamento monocamerale è composto da 450 deputati, in carica per 5 anni. Su proposta del presidente della Repubblica o di almeno 1/3 dei suoi membri, può votare a maggioranza assoluta dei componenti una mozione di sfiducia al governo.

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Le elezioni tenutesi il 31 marzo e il 21 aprile 2019 hanno visto trionfare, con più del 70% dei voti, il nuovo presidente Volodymyr Zelensky; ad essere sconfitto è stato l’uscente Petro Poroshenko, in carica dal 2014. Il Primo ministro è invece Volodymyr Groysman.

A seguito del conflitto in Crimea, il territorio risulta attualmente diviso in 24 regioni (oblast) e una Repubblica autonoma della Crimea (dotata di un proprio autonomo statuto e di un proprio Parlamento). Durante il conflitto sono poi sorte altre due autoproclamate “Repubbliche”, situate negli oblast di Donetsk e Lugansk, che attualmente il governo ucraino considera come territori temporaneamente occupati da gruppi armati illegali e da truppe della Federazione Russa.

Economia

Nel 2009 la crisi internazionale ha colpito l’economia ucraina in maniera pesante, ma già dall’anno successivo il Paese ha ricominciato a crescere lentamente. L’occupazione della Crimea da parte della Russia ha inciso negativamente sullo sviluppo economico e ha fatto scendere di nuovo il PIL nazionale nel 2015 al -9%. Nei due anni successivi c’è stata una progressiva risalita e nel 2017 il tasso di crescita faceva registrare oltre il 2%.

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L’Ucraina ha nei propri territori grandi quantità di carbone e produce energia nucleare in quantità considerevoli. Nonostante questo, per favorire la diversificazione del mix energetico, il Paese è costretto a importare idrocarburi dall’estero, specialmente dalla Russia. Da Mosca, infatti, parte il gas diretto in Europa occidentale e l’Ucraina è un importante Stato di transizione per questi flussi. L’economia ucraina è ancora fortemente concentrata nel settore industriale (poco meno del 30% del PIL nel 2017). Tra le risorse principali figurano le riserve di metalli ferrosi.

 

Durante la fase di recessione economica conseguente al conflitto con la Russia, l’Unione europea ha stanziato aiuti finanziari verso l’Ucraina pari a 11 miliardi di dollari, e anche il Fondo Monetario internazionale, a partire dall’aprile 2014, ha avviato un programma di finanziamento di 17 miliardi.

Società e diritti

Tra tutti i Paesi dell’ex Unione Sovietica, l’Ucraina è il secondo Stato più popoloso dopo, ovviamente, la Russia. Rispetto agli anni ’90 si è però registrata una riduzione demografica consistente, dovuta al peggioramento delle condizioni socioeconomiche della popolazione, e quindi all’ingente emigrazione. I flussi migratori si sono diretti verso Russia, Polonia, Stati Uniti ed Europa occidentale. La più rilevante minoranza etnica nel Paese è quella russa, concentrata prevalentemente nelle regioni sud-orientali. Proprio i fattori etnici e linguistici in Crimea e nel Donbass sono stati utilizzati strumentalmente da Mosca nel 2014.

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L’Ucraina ha ereditato dall’epoca sovietica un sistema educativo e scolastico relativamente solido. I tassi di alfabetizzazione e scolarizzazione sono altissimi e negli ultimi anni si è registrata una crescita nel numero degli studenti universitari. La disoccupazione giovanile si attesta al 23%.

 

Per quanto riguarda i diritti sociali, in Ucraina la libertà di stampa ha avuto limitazioni anche forti in tutto il periodo post-sovietico. L’efficienza e l’indipendenza del sistema giudiziario sono in parte compromesse dall’influenza che esercita la politica e dalla corruzione piuttosto diffusa.

Difesa e sicurezza

L’esercito dell’Ucraina è il più consistente tra quelli dei Paesi europei che non fanno parte della Nato. Ad oggi il personale in servizio attivo conta più di 120mila unità e la spesa militare nel 2017 è stata del 3,5% del PIL nazionale. Inoltre, l’Ucraina partecipa alle missioni KFOR (in Kosovo), Resolute Support (in Afghanistan) e ad altre operazioni marittime antiterroristiche nel Mediterraneo insieme alla Nato.

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L’annessione della Crimea da parte di Mosca va inserita nel quadro politico russo con riferimento all’espansione della Nato. Il Cremlino ha sempre guardato con diffidenza all’allargamento dell’Alleanza atlantica, e non ha potuto fare molto quando la Polonia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca e i tre Paesi baltici hanno fatto il proprio ingresso nell’Organizzazione. La neutralità dell’Ucraina è considerata dalla Russia una condizione minima per la propria sicurezza strategica.

Passato

L’Ucraina fu il centro del primo grande Impero slavo, il Rus’ di Kiev, che sorse alla fine del IX secolo nell’Est Europa e che, per due secoli, fu il più potente Stato in Europa. Indebolito da guerre intestine e dalla devastazione portata dall’invasione mongola, il Rus’ di Kiev fu annesso nel XII secolo dal Granducato di Lituania e, di conseguenza, entrò a far parte della grande Confederazione Polacco-Lituana.

Nonostante l’annessione, nel corso dei secoli successivi l’eredità culturale e religiosa del Rus’ di Kiev preparò le fondamenta per il nazionalismo ucraino che trovò sfogo in un nuovo Stato, l’Etmanato cosacco, fondato durante la metà del XVII secolo. Malgrado la continua pressione moscovita, l’Etnamato riuscì a rimanere autonomo per oltre 100 anni, prima di essere assorbito all’interno dell’Impero russo.

Seguendo le sorti della caduta della Russia zarista nel 1917, l’Ucraina ottenne un breve periodo di indipendenza (1917-20) ma fu ben presto riconquistata e subì un efferato dominio sovietico sino al grande sacrificio subìto in termini di vite (dai 7 agli 8 milioni) durante la Seconda guerra mondiale, per mano degli eserciti nazisti e sovietici.

Assorbita nel blocco sovietico, l’Ucraina raggiunse l’indipendenza definitiva solo nel 1991, in seguito alla dissoluzione dell’Urss. Nel corso degli anni ’90, tuttavia, democrazia e prosperità rimasero indefinite, come pure l’effettiva indipendenza nel controllo dello Stato da parte dei governi locali. Inoltre, la forte corruzione endemica ha fermato gli sforzi per una profonda riforma economica e nell’ambito delle libertà civili.

Dopo alcuni anni di pace sociale e crescita economica, nel 2004 una pacifica protesta di massa, ricordata come la “Rivoluzione Arancione”, costrinse le autorità ad annullare i risultati delle elezioni presidenziali appena svolte, dopo le denunce di brogli da parte delle opposizioni. Il nuovo voto, monitorato a livello internazionale, portò al potere il presidente Yushchenko, ribaltando il risultato delle elezioni contestate che avevano premiato il candidato governativo Janukovyc. Negli anni seguenti, però, lo stesso Janukovyc, sfruttando le divisioni all’interno del partito di Yushchenko, ha preparato il suo ritorno sulla scena politica con crescente successo, riuscendo a diventare Primo ministro nell’agosto 2006 e quindi presidente della Repubblica nel febbraio 2010.

Nell’ottobre 2012 in Ucraina vennero indette nuove elezioni per il Rada, anche questa volta fortemente criticate dagli osservatori occidentali che denunciarono varie forzature: l’uso delle risorse governative per favorire i candidati del partito di governo, l’interferenza sull’accesso ai media dei candidati dell’opposizione, il trattamento a essi costantemente riservato. La consultazione vide vincitore il Partito delle Regioni del presidente in carica Janukovyc, il cui leader Azarov venne nominato Primo ministro. La maggioranza formata dal partito governativo, dal Partico Comunista d’Ucraina e da alcuni indipendenti, era espressione dell’orientamento euroscettico e filorusso del Paese.

Il passo indietro del presidente Yanukovich, che si rifiutò di concludere l’Accordo sul commercio e la cooperazione con l’Ue nel novembre 2013, in favore di legami economici più vicini alla Russia, generò le forti proteste di piazza dei movimenti dell’Euromaidan. L’uso della violenza da parte dell’esecutivo per sedare le proteste nel febbraio 2014, aspramente condannato dalla comunità internazionale, portò infatti solo a molteplici battaglie all’interno di varie città del territorio ucraino e alla morte di decine di manifestanti. Ritenuto responsabile di strage per la sanguinosa repressione delle proteste, il 22 febbraio il presidente Yanukovich fuggì verso la Russia. Pochi giorni dopo, il presidente russo Putin ordinò l’invasione della penisola di Crimea, giustificandola come un’azione atta a proteggere le minoranze russe della regione, minacciate dallo scoppio del conflitto interno.

Il 16 marzo 2014, nonostante le forti condanne e le reazioni dell’Occidente, si è tenuto un “referendum sull’autodeterminazione della Crimea” che ha sancito, con il 97,3% dei voti, l’annessione della Crimea alla Federazione Russa.

Nonostante ancora oggi sia considerato illegittimo dal governo ucraino, dall’Ue, dagli Stati Uniti e dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’esito di tale consultazione è stato fortemente sostenuto da Mosca anche grazie ai continui rifornimenti alle forze separatiste nelle regioni orientali dell’Ucraina. Tutto questo ha portato a una situazione di stallo, con nessuna delle forze in campo disposta a rivedere le sue posizioni. Nel settembre 2014 gli sforzi diplomatici hanno portato alla firma del Protocollo di Minsk (o Minsk I) da parte dei separatisti e del governo di Kiev.

Con un rinnovato tentativo di risolvere le tensioni, i leader di Ucraina, Russia, Germania e Francia (il c.d. Formato Normandia) hanno negoziato un tentativo di pace nel 2015 noto come “Accordi di Minsk II”, stabilendo oneri di carattere militare e politico alla cui soddisfazione è subordinata la cessazione di sanzioni perlopiù economiche.

L’intesa è ancora oggi inattuata a causa di varie difficoltà, mentre in alcune aree dell’Ucraina continuano sparuti combattimenti armati tra le forze separatiste e quelle governative per la riconquista dei territori illegalmente occupati.

Lo scoppio del conflitto all’interno del Paese, le sanzioni applicate dalla Russia e gli inevitabili contraccolpi economici, hanno portato più volte negli ultimi anni l’Ucraina vicino al default, evitato solo grazie agli aiuti provenienti dalla comunità internazionale.

Presente

Il rapporto tra la Nato e l’Ucraina si è molto approfondito dallo scoppio della crisi in Crimea, poggiandosi in ogni caso su proficue relazioni sviluppate nell’arco di circa 20 anni nel quadro di riferimento della Commissione Nato-Ucraina. Numerosi sono stati i seminari Rose-Roth ospitati. Al Vertice di Galles del 2014, fondamentale nella determinazione del futuro dell’Alleanza Atlantica, furono avviati 5 Fondi fiduciari (estesi a 6 nel 2015) per sostenere i progetti di riqualificazione militare del personale, oltre che per rafforzare le capacità di difesa dell’Ucraina. Importanti dichiarazioni di amicizia e condivisione di orizzonti e intenti sono state fatte anche al Vertice di Varsavia del 2016.

Nel novembre 2018 si è verificata un’ulteriore crisi tra Ucraina e Russia, con quest’ultima che ha sequestrato tre navi militari ucraine nello stretto di Kerch, tra il Mar d’Azov e il Mar Nero. A seguito di questo episodio, il governo di Minsk ha imposto la legge marziale nelle regioni di confine con la Russia.

Futuro

La risoluzione diplomatica della crisi di Crimea è all’ordine del giorno nell’agenda della comunità internazionale.

Il nuovo corso politico seguito all’elezione del presidente ucraino Zelensky, ex comico e attore, sarà determinante per capire come evolveranno i rapporti tra Ucraina e Russia.

Particolari relazioni esistono tra Ucraina e Unione europea. Dal 2008 è stato avviato un proficuo dialogo in materia di liberalizzazione dei visti Schengen, secondo un piano di azione ai cui standard tecnici l’Ucraina è chiamata a uniformarsi, subordinando l’abolizione del Visto necessario all’accesso nel territorio dell’Unione.
Alcuni Stati membri (soprattutto quelli centro-orientali e i baltici) spingono per una rapida finalizzazione del processo in atto, fondando le argomentazioni su motivi di natura soprattutto politica. Dall’altra parte, un numero consistente di Paesi membri ha più volte espresso serie riserve sull’effettiva capacità dell’ex Stato sovietico di raggiungere gli standard tecnici prescritti.

Sullo sfondo di tali rapporti, rimane la delicata questione di una futura ed eventuale richiesta di adesione alla Nato che, nel caso avvenisse, potrebbe fondarsi sulla dichiarazione rilasciata nel Vertice dei capi di Stato e di governo a Bucarest nel 2008, ove si affermò che Ucraina e Georgia “diverranno membri della Nato”. Ѐ certo che i rapporti tra Ucraina e Russia negli ultimi anni si sono molto raffreddati, e che il Paese, lentamente ma inesorabilmente, si sta avvicinando sempre più alla sfera di influenza occidentale.