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Demografia e migrazioni

Introduzione

Secondo un report delle Nazioni Unite del giugno 2019, è previsto che la popolazione mondiale cresca di circa due miliardi nei prossimi 30 anni, passando dai 7,7 miliardi attuali ai 9,7 nel 2050. Sempre secondo questo studio alla fine di questo secolo si potrebbe raggiungere la cifra di 11 milioni di persone.

Ovviamente questa crescita demografica non è uniforme e proporzionata in tutti i paesi del mondo. Alcuni di essi trainano in maniera importante questi trend, come India, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Tanzania, Indonesia, Egitto e Stati Uniti. Tra tutti i paesi quello indiano è sicuramente quello che ha, e avrà, una crescita imponente, tanto che tra il 2024 e il 2027 dovrebbe superare la Cina come nazione più popolosa del mondo. In controtendenza c’è l’Europa, caratterizzata da fenomeni come il calo delle nascite e il costante invecchiamento della popolazione.

Il tasso di fertilità globale è calato da 3.2 nascite ogni donna nel 1990, a 2,5 nel 2019. Nel 2050, sempre secondo lo studio condotto dal dipartimento di Affari Economici e Sociali, scenderà ancora raggiungendo il 2,2. Nello stesso periodo di tempo l’aspettativa di vita è cresciuta passando da 64,2 anni, ai 72,6 attuali. La previsione è che tra 30 anni raggiungerò i 77,1 anni.

Analizzare i trend demografici è fondamentale per conoscere e prevedere, almeno in parte, quello che ad oggi è uno dei fenomeni più discussi della nostra società, quello delle migrazioni. Le due cose procedono insieme, anche se ovviamente le crescite ed i cali demografici non sono le uniche dinamiche di cui tener conto quando si parla di migrazioni.

Guerre, persecuzioni, povertà, fenomeni ambientali e climatici come la siccità o le carestie, sono da sempre motivi per cui la popolazione mondiale si sposta, viaggia, si trasferisce alla ricerca di stabilità e sicurezza. Secondo i dati dell’Alto commissiarato delle Nazioni Unite, l’UNHCR, sono circa 70 milioni le persone costrette a mettersi in viaggio oggi.

Di questa cifra circa 40 milioni vivono in condizioni precarie e da sfollati all’interno del proprio paese, 27 milioni sono i rifugiati fuggiti all’estero mentre circa 3 milioni sono coloro che hanno richiesto asilo. I flussi e i numeri che interessano il Vecchio Continente rappresentano solo una mininma parte di essi.

Trend demografici

La veloce panoramica fatta nell’introduzione è servita per dare un quadro generale delle dinamiche demografiche che interessano alcune parti del mondo. Adesso verrano analizzate, in maniera più approfondita, ma comunque senza la presunzione di essere esaustiva.

Nel 2018, per la prima volta nella storia, in tutto il mondo le persone con più di 64 anni di età hanno superato i bambini sotto i 5 anni. Secondo lo studio delle Nazioni Unite, già menzionato precedentemente, nel 2050 una persona su quattro che vive in Nord America ed in Europa potrebbe avere più di 64 anni.

Questo dato fa parte del più ampio e progressivo invecchiamento della popolazione che interessa i Paesi ricchi e industrializzati del cosiddetto Nord del mondo. L’allungamento della vita è dovuto ad una sostanziale stabilità economica e politica e alla sconfitta della morte precoce grazie alle scoperte scientifiche in ambito medico, ma anche grazie ad un controllo sempre più crescente sulle nascite indesiderate con l’uso frequente di metodi contraccettivi.

Se nei paesi ricchi occidentali questi sono stati i fattori che hanno portato e continueranno a portare la popolazione ad invecchiare, esistono dei casi particolari per cui si è arrivati allo stesso risultato. L’esempio della Cina è piuttosto emblematico.

Dal 1978 il governo cinese ha adottato la politica del “figlio unico”, mirando ad un forte controllo della crescita della popolazione per mantenere elevato lo sviluppo economico. Negli ultimi 3 anni, vista la preoccupazione per la crisi demografica e l’invecchiamento progressivo della popolazione, la politica è stata allentata, ma le conseguenze continueranno anche nel prossimo futuro. Nel 2018 in Cina ci sono stati 15 milioni di nuovi nati, ben 2 milioni in meno rispetto all’anno precedente.

Anche per questo motivo tra non molti anni, nel 2024, il paese più popoloso del mondo dovrebbe diventare l’India. Nonostante questo, anche nel paese indiano la popolazione tenderà ad invecchiare sempre più, tanto che il Ministero delle Finanze ha presentato un rapporto nel giugno 2019 dove consiglia al governo di pensare ad un sistema scolastico diverso e di modificare, aumentandola, l’età pensionabile.

 

Se per ora abbiamo visto i trend demografici che interessano determinate parti del mondo e che sono e saranno caratterizzate da un progressivo invecchiamento della popolazione, adesso analizzeremo le parti del mondo che invece nel futuro più o meno prossimo tenderanno a crescere e “ringiovanirsi” in maniera sempre più rapida.

Il continente più emblematico da osservare in questo senso è l’Africa. Nel 2050 è previsto che un abitante su quattro in tutto il mondo sarà africano. Se la popolazione mondiale raggiungerà circa i 10 miliardi di persone, quella africana sarà infatti di circa 2,5 miliardi. Uno dei paesi che trascineranno questo trend sarà sicuramente la Nigeria, tanto che le stime prevedono che sempre nel 2050 un abitante mondiale su tredici sarà nigeriano.

Oltre a questo, le stime prevedono che nel continente africano i giovani sotto i 18 anni nel 2030 raggiungeranno i 750 milioni e nel 2050 il miliardo. I Paesi sopra il deserto del Sahara vanno in controtendenza rispetto a questi dati, e si avvicinano più agli standard demografici europei.

Nei paesi africani a sud del Sahara invece la crescita demografica è esplosiva: Malawi, Burundi, Mali, Niger, Nigeria, Somalia, Uganda, Tanzania, Kenya, Zambia sono tutte nazioni che vedranno moltiplicarsi per cinque il numero dei propri abitanti nel giro di trent’anni.

E’ chiaro che, dati questi numeri, bisogna considerare quali potranno essere le prospettive per un continente così ampio e con aree che verranno caratterizzate da una crescita demografica così elevata. Dovranno necessariamente essere adottate delle misure politiche ed economiche in grado di sostenere il più possibile questi trend demografici, sia da parte dei paesi africani, sia da parte di quelli occidentali.

La popolazione che nei prossimi anni nascerà e crescerà in Africa avrà l’esigenza di trovare condizioni di vita quantomeno minime nei loro paesi di origine, altrimenti sentirà forte il bisogno e la necessità di trasferirsi altrove, di migrare. In questo periodo storico si parla di crisi e di emergenze migratorie, con numeri e statistiche che, in confronto a ciò che potrebbe avvenire nel prossimo futuro, sono bassissimi.

Specialmente l’Europa dovrà affrontare queste problematiche e dovrà farlo cercando di sviluppare un piano Marshall per l’Africa, per limitare la possibile fuga dai propri paesi, di centinaia di milioni di giovani africani, e il loro probabile arrivo nei paesi europei in cerca di lavoro, stabilità, diritti e dignità. Da un lato limitare in qualche modo il numero dei migranti in arrivo in Europa è sicuramente una necessità, ma dall’altro, visto l’invecchiamento della popolazione continentale, potrebbe rivelarsi quasi indispensabile per la sopravvivenza futura l’innesto sempre maggiore di migranti dall’estero.

Trend migratori

Se, come abbiamo visto in precedenza, le persone che oggi sono costrette a mettersi in viaggio e partire dal proprio luogo di origine, sfidando alte probabilità di morte, a causa di guerre, carestie e persecuzioni sono poco più di 70 milioni, il numero totale dei migranti internazionali raggiunge i 258 milioni. Negli ultimi 18 anni si è verificato un incremento di ben 85 milioni.

Secondo i dati presi da un rapporto del 2018 dell’International Organization for Migration (IOM), i continenti da cui i migranti partono sono in ordine l’Asia, con 110 milioni, l’Europa, con 64, l’America Latina con 39, l’Africa con 38; in fondo ci sono l’America del Nord con 5 e l’Oceania con 2. Sicuramente, come già affrontato, nei prossimi anni ci sarà un incremento sempre maggiore del numero di africani che emigrano.

Per quanto riguarda le mete di destinazione dei migranti, sempre secondo lo stesso rapporto, la situazione si modifica leggermente: al primo posto troviamo sempre il continente asiatico dove vivono circa 80 milioni di emigrati. Al secondo l’Europa con un numero simile all’Asia, 78 milioni. Seguendo l’ordine, al terzo posto, troviamo il Nord America con 58 milioni, poi l’Africa con 25, l’America Latina con 10 e infine l’Oceania con 8.

I principali paesi da dove i migranti scappano o partono sono, negli ultimi anni, la Siria, a causa della tremenda guerra che ha insanguinato i suoi territori, l’Afghanistan, ma anche il Messico, i paesi centro africani come il Sud Sudan e negli ultimi tempi il Venezuela, dove, a seguito della crisi politica e sociale degli ultimi mesi, la situazione è gravissima.

Nel 2015 ci fu un periodo in cui i flussi migratori che si dirigevano verso l’Europa furono vari e ampissimi per il numero di immigrati che arrivavano. La rotta centrale del Mediterraneo, con destinazione l’Italia (e in parte la Spagna), ma anche e soprattutto la rotta orientale che passava dalla Turchia e dalla Grecia, lungo tutti i Balcani occidentali, videro passare più di un milione di persone solo nel 2015.

Nel 2018 quelle stesse rotte migratorie hanno visto assottigliarsi di molto le persone che le hanno attraversate. In questi tre anni il numero di arrivi irregolari nel Vecchio Continente, sia per via terrestre che per via marittima, è diminuito di circa il 95%. Questo è dovuto per lo più a determinate politiche dei paesi europei ma anche e soprattutto della Turchia, che ha limitato in maniera decisa gli accessi ed il passaggio.

Le rotte di cui ho parlato sono solo alcune di quelle che favoriscono l’ingresso in Europa da parte dei migranti asiatici e africani. La rotta dell’Africa centrale parte dai paesi sub-sahariani, dal centro del Continente Nero o dai paesi che si affacciano sul golfo di Guinea, per poi superare la fascia del Sahel.

Qui i punti nevralgici e gli snodi fondamentali della rotta sono il Mali ed il Niger, da lì i migranti si affidano ai Tuareg o ai Fulani, tribù locali che fungono da veri e propri trafficanti, facendo superare ai migranti il deserto fino a raggiungere la Libia. Da lì i migranti cercano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa tramite l’Italia.

La rotta africana occidentale invece costeggia la costa atlantica e segue la direttrice Senegal-Mauritania-Marocco. Da lì i migranti vengono portati alle porte delle due enclavi spagnole, Ceuta e Melilla. Sono piuttosto recenti le immagine che vedono centinaia e centinaia di persone in fuga ammassate presso i confini spagnoli delle due cittadine che cercano di entrare clandestinamente.

Queste sono le principali rotte che interessano il continente africano, ma come visto non è l’unico luogo interessato dalle migrazioni. I due principali paesi da cui emigrano più persone sono, come visto, la Siria con 6 milioni e 300mila e l’Afghanistan con più di 2 milioni e mezzo, mentre i principali paesi ospitanti, nel 2017, sono stati la Turchia con più di 3 milioni e mezzo di migranti, il Pakistan e l’Uganda con poco meno di 1 milione e mezzo. Il principale paese europeo ospitante è la Germania con circa 930mila migranti.

L’Asia è sicuramente il continente che vede il maggior numero di migranti spostarsi sia all’interno di paesi che verso l’esterno. Dalla Siria, teatro di una tremenda guerra da circa 10 anni, l’esodo di persone che scappano è continuo e finchè la situazione non si stabilizza non cesserà. Altro paese in guerra, troppo spesso dimenticato, è lo Yemen.

Quest’ultimo è sia un paese di arrivo che un paese di partenza. Infatti oltre alla popolazione yemenita che cerca di scappare dalle violenze presenti sul territorio, lo Yemen rappresenta una delle rotte africane che i migranti, specialmente dal Corno d’Africa (Somalia in primis), attraversano per arrivare nei ricchi paesi del Golfo Persico. Da anni lo Yemen è nel caos, e questo non può che favorire le reti dei trafficanti di esseri umani che sfruttano la mancanza di controlli per i propri affari.

Il Pakistan ospita molti migranti, specialmente provenienti dal vicino Afghanistan, ma è un punto di partenza per molti che scappano dall’instabilità politica, dalle violenze presenti in alcune zone del Paese (Kashmir), e dalla mancanza di opportunità di lavoro per i giovani. Proprio per questo molti cercano di raggiungere il Vecchio Continente, una delle mete più popolari.

In Cina ogni anno sono centinaia di migliaia le persone che si spostano dalle zone rurali del Paese verso le città, specialmente della costa sud-orientale. Il Bangladesh ha visto, negli ultimi anni, un enorme esodo della popolazione Rohingya, in fuga dalle persecuzioni etnico-religiose.

Lasciando il continente asiatico e arrivando a quello americano troviamo la rotta principale che passa dal Messico e arriva negli Stati Uniti. I migranti, non solo messicani ma di tutta l’area dell’America Latina, raggiungono il Messico per superare clandestinamente i confini statunitensi. La narrativa della costruzione del muro, che con l’amministrazione Trump ha ripreso linfa vitale, nasce proprio dalla volontà di bloccare questi flussi migratori più o meno continui.

Altro paese che si trova al centro di una crisi umanitaria senza precedenti è il Venezuela. A seguito della crisi politica e sociale degli ultimi tempi sono milioni le persone che hanno cominciato a scappare dalla fame e dalle violenze del regime di Maduro, cercando rifugio per lo più nella vicina Colombia o in Brasile, ma anche verso l’Ecuador o il Perù. Le sorti del Venezuela di Maduro interessano così molti paesi sudamericani, toccati dal fenomeno delle migrazioni conseguente.

Infine bisogna trattare, quantomeno in maniera veloce, il fenomeno delle migrazioni in relazione ai cambiamenti climatici. E’ stimato che entro il 2050 saranno almeno 143 milioni le persone costrette a migrare a causa del cambiamento climatico. Non solo quindi guerre, violenze e persecuzioni quindi, ma anche siccità, carestia, fame e catastrofi naturali saranno in cima alle cause scatenanti delle migrazioni.

Dei 143 milioni previsti, più della metà partiranno dai paesi dell’Africa Sub-Sahariana, un’area in cui da decenni avvengono fenomeni come siccità, desertificazione sempre crescente e carestie ricorrenti. Nel Corno d’Africa la scarsità di risorse, ma anche la mancanza di terre produttive, influenzerà prepotentemente le rotte migratorie nel prossimo futuro.

I fattori climatici instabili infatti scatenano e scateneranno sempre di più escalation di violenze tra comunità vicine per l’approvviggionamento di risorse, terre o fonti d’acqua. La figura del rifugiato ambientale sarà sempre più centrale nel mondo se non si svilupperanno e non si porteranno avanti delle misure politiche capaci di fronteggiare realmente i cambiamenti climatici.

La migrazione è stato un fattore che fin dal principio dell’umanità ha caratterizzato la storia mondiale. Nel prossimo futuro sarà sempre più evidente come questo fenomeno sia in fase evolutiva e progressiva; pensare di chiudere i propri confini in maniera netta e non ricercare soluzioni integrative di successo sarebbe un errore per qualsiasi stato del mondo.