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Terrorismo

Introduzione

La tematica della prevenzione del terrorismo è divenuta assolutamente prioritaria dal punto di vista giuridico, relativamente all’ambito della sicurezza pubblica, sia in termini di collaborazione internazionale sia nella costituzione efficace di strumenti legali appositamente predeterminati ex ante.

In questo specifico settore  l’Organizzazione delle Nazioni Unite, su scala globale, la Comunità europea nell’ambito di una scala regionale ed infine l’Italia hanno compiuto innumerevoli sforzi in maniera tale da poter ottemperare a dispetto delle  innumerevoli difficoltà, una normativa la quale possa adattarsi ai compositi livelli di competenza territoriale.

La definizione dal punto di vista teorico del terrorismo risulta particolarmente complessa e controversa.

Nel corso delle varie decadi il termine terrorismo era stato adoperato con  un preciso riferimento al modus operandi dei differenti Governi per poter ottenere un consenso forzoso della popolazione; successivamente si era riferito all’uso sistematico e continuo della violenza nei confronti degli apparati statali da parte di organizzazioni con finalità politiche, ma che si posizionavano fuori dal tradizionale scacchiere politico.

Il terrorismo, dal punto di vista dell’accezione semantica, è stato un fenomeno da sempre caratterizzato da una composita quanto ampia ibrida polivalenza, con la conseguente necessità di una molteplicità di chiavi di lettura e di interpretazioni ermeneutiche, e da una continua evoluzione, la quale riguardi tra l’altro numerosi fenomeni: dalla dimensione sovranazionale al radicamento endemico in precisi “humus” culturali etnico-religiosi di appartenenza, i quali siano interconnessi con una intensa combinazione di attività economiche legali ed illegali.

Alla luce di questo quadro talmente ampio e vario, per poter ottenere dei veri risultati di contrasto, risulta assolutamente imprescindibile quindi un’analisi tecnica ed  approfondita  di precomprensione del fenomeno dal punto di vista sociale ed antropologico.

Inizialmente numerosi studiosi hanno sostenuto che il terrorismo sia un fenomeno  estremamente complesso dato che sia direttamente riconducibile all’ambito psicologico e criminologico oltre che a quello politico tout court e collegato ai concetti: di guerra, di propaganda e di radicalizzazione religiosa.

D’altro canto altri analisti di geopolitica e sociologi hanno teorizzato che sia necessario guardare al fine teleologico, alle motivazioni intrinseche, alla personalità ed alla strategia del terrorista, come ad esempio per quanta riguarda i gruppi terroristici di matrice separatista, (ETA, IRA) i quali erano e sono mossi da ragioni politiche, come ad esempio il desiderio dell’indipendenza della propria porzione territoriale di appartenenza rispetto ad una nazione alla quale non sentono minimamente di appartenere.

Inoltre quelli che mirino al cambiamento dell’ordine sociale e per concludere la componente radicalizzata di stampo religioso la quale appaia più socialmente pericolosa in quanto in numerosi casi totalmente priva di una visione strategica.

Di conseguenza, il termine terrorismo può essere declinato in maniere totalmente dissimilari, e per questa ragione tecnica il terrorismo non sia mai stato definito in una maniera totalmente soddisfacente ed univoca.

Interessi strategici in gioco

Dal punto di vista storico la prima manifestazione di tale fenomeno viene identificata  nel settembre del 1972, all’interno del continente europeo nel momento in cui il gruppo di matrice terroristica “Settembre Nero” attaccò la delegazione di nazionalità israeliana durante i giochi olimpici ubicati in Germania a Monaco di Baviera.

Questo episodio ha rappresentato la “pietra miliare” di una lunga “escalation” la quale si è espressa con modalità estremamente poliedriche.

L’analisi tecnica delle motivazioni relativamente all’emersione di queste nuove modalità di terrorismo internazionale, le quali siano andate ad esacerbare il processo di decolonizzazione e della nuova invasione occidentale declinata con il nuovo volano dell’homo oeconomicus.

Successivamente il terrorismo si è sempre manifestato con diversificate forme, adattandosi all’evoluzione tecnologica relativamente ai metodi ed agli strumenti utilizzati.

In particolare con la possibilità di poter adoperare dei “tools” sempre più efficaci in maniera tale da poter  infliggere dei danni alla società civile, anche per queste motivazioni l’impatto del terrorismo è risultato materialmente sempre più devastante.

Ad ogni modo il vero e proprio “turning point” è stato caratterizzato dagli attentati dell’undici settembre del 2001, uno shock devastante per la comunità internazionale, da cui sono derivate molteplici conseguenze dal punto di vista giuridico e militare.

Difatti i vari gruppi terroristici di matrice estremista islamica sono riusciti a creare un caleidoscopio estremamente poliedrico di alleanze strategiche con altre cellule impegnate nella criminalità transnazionale, utilizzando un modus agendi per poter sviluppare delle sinergie e di poter ottimizzare le rispettive capacità organizzative.

Lo scopo principale del nuovo terrorismo di matrice estremista è quello di attuare una selezione dei propri obiettivi precisi con la volontà di esasperare ed incentivare al medesimo tempo una paura collettiva all’interno della società in maniera tale da poter dimostrare la vulnerabilità del potere governativo centrale e la sua incapacità di riuscire a poter provvedere alla pubblica sicurezza ed all’incolumità della società.

In particolare è stato sostenuto il terrorismo esprima un fine teleologico endemico totalmente irrazionale di riuscire ad ottenere l’annientamento dei valori fondamentali: la libertà, la democrazia, lo Stato di diritto perseguendo tale risultato nel modo più inverecondo, distruttivo e violento, senza il minimo rispetto per la vita.

Da questo punto di vista la figura del terrorista suicida par excellence, affermatasi in Palestina, in risposta alla nascita dello stato d’Israele del 1948, potrebbe essere analizzata come l’espressione emblematica della totale irrazionalità, del fanatismo e del nichilismo nella sua forma più aberrante in quanto la vita del kamikaze viene totalmente depauperata del suo scopo fondamentale, sulla base del fatto che venga concepita in maniera unicamente strumentale.

Infine appare necessario richiamare l’attenzione sul fatto che alcuni degli ultimi attentati terroristici siano perpetrati da cittadini, in maggioranza provenienti dalle ex colonie, della medesima nazione colpita, sulla base di una serie composita di fattori come ad esempio la mancanza di integrazione e di accettazione all’interno del contesto sociale di riferimento.

Nell’ambito dell’Unione Europea, con l’adozione del  Trattato di Amsterdam, il quale era stato siglato nel 1997 e successivamente  entrato in vigore nel 1999 era stata attuata la “comunitarizzazione” del terzo pilastro.

Esso concerneva la cooperazione nell’ambito del settore di polizia e giudiziaria in materia penale, ed in tale maniera avevano compiuto un passo di valore dirimente verso l’adozione di strategie comuni e concertate nella lotta al terrorismo e conferendo un ruolo veramente di rilievo all’Europol.

Nel corso del medesimo anno il Consiglio di Tampere, ubicato in Finlandia, aveva proposto  l’istituzione di Eurojust (la quale verrà poi effettivamente creata nel 2001), la quale era rappresentata da un’unità composita di pubblici ministeri, magistrati o funzionari di polizia di medesima competenza, i quali erano distaccati da ogni Stati membro in conformità del relativo sistema giuridico.

Tale istituto giuridico avrebbe dovuto avere il compito di facilitare il coordinamento e la concertazione tra le composite autorità nazionali preposte all’esercizio dell’azione penale, di prestare assistenza di carattere tecnico nelle indagini, relativamente ai casi di criminalità organizzata.

In particolare basandosi sull’analisi di Europol e della cooperazione con la rete giudiziaria europea.

Successivamente con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il quale era entrato in vigore nel 2009, sono state introdotte delle modifiche in quei settori rilevanti per la lotta contro il terrorismo.

Sotto il profilo operativo “sul campo” si può affermare, che la lotta al terrorismo in

ambito europeo sia stata decisamente potenziata in modo organico solamente dopo l’attentato del 2001 alle Twin Towers avvenuto a New York.

In un momento immediatamente successivo il Consiglio Europeo stabilì che la lotta al terrorismo diventasse un obiettivo assolutamente prioritario dell’Unione europea. In tal senso il Consiglio Europeo procedeva all’adozione di un “Piano di Azione” tramite il quale intendeva far fronte alla minaccia del terrorismo internazionale.

Tale vademecum in questione si componeva di 5 punti essenziali: rafforzare la cooperazione giudiziaria e di polizia, adottare delle misure stabilite al Consiglio di Tampere, istituire  delle squadre investigative di matrice comune ed inoltre una più stretta ed intensa collaborazione con le istituzioni statunitensi, tramite lo sviluppo di alcuni strumenti giuridici di valenza internazionale, coordinando l’azione globale dell’Unione Europea.

Tale piano del 2001 è stato ampiamente rivisitato e successivamente aggiornato nel 2004 dopo gli attentati di Madrid.

Nel 2005 successivamente agli attentati di Londra, venne definita la Strategia dell’Unione europea contro il terrorismo in maniera tale che potesse essere fronteggiato in maniera preventiva.

Il programma antiterrorismo dell’Unione europea si articolava precisamente in 4 punti: la prevenzione, la protezione, il perseguimento e la risposta.

Relativamente alla prevenzione, la Strategia fondamentale dell’Ue si prefiggeva lo scopo di contrastare il fenomeno della radicalizzazione e del reclutamento di nuove leve a livello continentale ed internazionale tramite l’utilizzo dei nuovi “tools” informatici.

Infine per concludere risulta assolutamente necessario enfatizzare  la cooperazione tra l’UE e la NATO, la quale era stata istituita oltre 15 anni fa, ed ha portato allo sviluppo tecnico di un’ampia gamma di strumenti i quali garantiscono una maggiore sicurezza non solamente ai cittadini dell’UE.

Il 10 luglio 2018 l’UE e la NATO hanno firmato una nuova dichiarazione congiunta la quale illustra la visione condivisa del vademecum delle due organizzazioni  che combatteranno in maniera concertata le minacce alla sicurezza comune.

I due enti istituzionali precedentemente nominati concentreranno la propria cooperazione in un numero composito di settori come: mobilità militare, ciber-sicurezza, minacce ibride, lotta al terrorismo ed infine donne e sicurezza

La nuova dichiarazione congiunta pone una decisiva enfasi su come i recenti sforzi dell’UE sia tesi ad intensificare la cooperazione in materia di difesa e di sicurezza ed abbiano rafforzato la sicurezza transatlantica nella lotta al terrorismo.

Scenari Futuri

Successivamente agli attentati di Parigi nel 2015, Bruxelles nel 2016 e di Strasburgo all’interno del cuore pulsante delle istituzioni europee, esse si sono preposte la volontà concreta di rimuovere le condizioni che favoriscano la radicalizzazione e la ghettizzazione, con il casus belli per antonomasia del quartiere della capitale belga Molenbeek, del  come ad esempio: le anomalie governative ed i gap di integrazione, oltre alla carenza di prospettive economiche ed occupazionali, la modernizzazione rapida ed incontrollata la quale potrebbe aver condotto ad una forma di alienazione fordiana post-moderna.

Per l’attuazione concreta di una protezione l’Europa ha intenzione di intensificare i controlli dei trasporti aerei, terrestri e marittimi, di aumentare il grado di sicurezza, soprattutto quando il trasporto implica la presenza di viaggiatori, tramite l’introduzione di informazioni biometriche nelle carte di identità, per poter verificare l’autenticità effettiva dei documenti.

Infine per quanto riguarda i recenti attentati in Nuova Zelanda nei confronti dei luoghi di culto islamici e la pedissequa presunta recente controffensiva in Sri Lanka, non possiamo che sottolineare come le politiche multiculturali di matrice anglosassone e quelle continentali siano ormai desuete di fronte ad una tale polarizzazione e necessitino di una revisione alla luce di questi nuovi drammatici eventi.