ALGERIA
Anagrafica
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L’Algeria è una Repubblica semipresidenziale, la cui attività legislativa è svolta da due Camere: l’Assemblea nazionale viene eletta a suffragio diretto e si compone di 462 deputati, mentre il Senato conta 144 membri, di cui 96 eletti per un mandato di 6 anni e 48 di nomina presidenziale.
Economia
L’economia algerina trova storicamente il suo punto di forza negli idrocarburi, in particolare nei giacimenti di petrolio e gas, dai quali dipende circa il 30% del PIL nazionale. Dopo la Russia, l’Algeria è il più grande fornitore di gas verso l’Europa e il terzo esportatore di petrolio di tutto il continente africano.
Società e diritti
Le regioni desertiche dell’Africa Sahariana sono per lo più disabitate, mentre la densità cresce avvicinandosi alle pianure costiere e alle vallate montane a esse adiacenti. I picchi demografici si riscontrano nei grandi centri urbani come Algeri, la capitale, la cui popolazione ammonta a tre milioni e mezzo di abitanti circa.
Difesa e sicurezza
L’Algeria ha sensibilmente potenziato negli ultimi anni il comparto della difesa, destinando circa il 6% del proprio budget nazionale alle spese militari: oggi è la seconda potenza militare del continente africano, dopo l’Egitto.
Scenari
PASSATO
L’Algeria divenne colonia francese nel 1830: il 14 giugno l’esercito di Carlo X di Francia sbarcò a Sidi Ferruch e il 5 luglio prese il controllo di Algeri. I primi movimenti indipendentisti si registrarono al termine della Prima guerra mondiale. Costituitosi il 10 ottobre 1954, il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) si pose a capo di una lunga e sanguinosa lotta durata otto anni e terminata solo il 3 luglio 1962, con l’indipendenza del Paese dai coloni. L’Algeria fu quindi governata da un sistema di tipo socialista strutturato intorno ad un unico partito, fino al 1989, data di promulgazione della nuova Carta costituzionale. La vittoria del Fronte Islamico di Salvezza alle elezioni del 1991 fu resa nulla dall’intervento dei militari, che sciolsero il partito islamista arrestandone i dirigenti. Ebbe pertanto inizio un lungo periodo di guerra civile che contrappose le forze governative ai gruppi fondamentalisti: negli scontri, tra il 1993 e il 2005, si contarono oltre 150.000 vittime.
La guerra civile terminò a seguito dell’approvazione, nel 2006, della “Carta per la pace e la riconciliazione nazionale”, cui seguì la concessione di una larga amnistia per i terroristi.
PRESENTE
La Repubblica di Algeria è stata coinvolta dall’ondata di proteste esplose nel mondo arabo tra il 2010 e il 2012, rinominate dai media con il termine di “Primavere arabe”. Il vertiginoso tasso di disoccupazione, l’aumento dei prezzi dei beni alimentari di prima necessità e la corruzione politica furono alla base degli scontri di piazza che si sono susseguiti per più di due anni. Le proteste hanno preso di mira in particolare la figura del presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, di cui migliaia di attivisti dei partiti di opposizione e sindacalisti hanno chiesto le dimissioni. A seguito delle crescenti tensioni nel Paese, Bouteflika ha revocato lo stato di emergenza in vigore in Algeria da quasi venti anni, promettendo una serie di riforme per combattere la disoccupazione, in particolare quella giovanile, e la costruzione di migliaia di nuovi alloggi.
FUTURO
Il futuro economico del Paese è segnato dall’incertezza dovuta alla crisi petrolifera in corso: le quotazioni dell’oro nero, in caduta libera, hanno ridotto del 50% i ricavi provenienti dalla vendita di idrocarburi.
Il nuovo programma del governo per il quinquennio 2015-2019 prevedeva un notevole aumento della spesa pubblica nel settore turistico, in quello agroalimentare ed energetico, e l’erogazione di 130 miliardi di dollari per il potenziamento delle infrastrutture.
Il significativo aumento della domanda domestica di energia aveva inoltre suggerito la formulazione di un progetto finalizzato a costruire una rete di nuove centrali elettriche, a cominciare dalla centrale della provincia di Mostagem e da quelle di Jiel, Ain Oussara, Naama, Biskra e Khenchela.
Le riforme promesse da Bouteflika, però, non si sono mai concretizzate, scatenando nuovamente la collera popolare.
Il presidente della Repubblica ha dapprima fatto un passo indietro, rinunciando a candidarsi per un quinto mandato, e il 2 aprile 2019 ha in definitiva annunciato le dimissioni da capo dello Stato.
Il 9 aprile, secondo quanto previsto dalla Costituzione algerina, il presidente del Consiglio della Nazione, Abdelkader Bensalah, ha assunto la carica di presidente della Repubblica ad interim.
Egli avrà il difficile compito di indire nuove elezioni entro 90 giorni dal suo insediamento. Le elezioni si svolgeranno con molta probabilità in un clima di profonda instabilità e incertezza, con il timore, mai del tutto celato, di un possibile nuovo golpe militare dopo il responso delle urne.