PAKISTAN
Anagrafica
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La Repubblica Islamica del Pakistan è retta dal presidente Arif Alvi, capo dello Stato dal 9 settembre 2018. Il Primo ministro, dal 18 agosto 2018, è Imran Khan, ex giocatore di cricket. I ministri sono nominati dal presidente della Repubblica su consiglio del Premier.
Economia
La struttura economica del Paese è ancora fortemente ancorata al settore primario, dal quale dipendono circa i due terzi della popolazione, nonostante il contributo al Pil sia circa del 25%. Il settore industriale è quello meno sviluppato ed è quasi totalmente dipendente dal tessile che risente, però, della grande concorrenza cinese. Il settore dei servizi contribuisce invece al 55,6% del Pil; la tecnologia informatica pakistana, per quanto ancora in via di sviluppo, rappresenta un’eccellenza.
Società e diritti
Il Pakistan è il sesto Paese nella classifica dei più popolosi al mondo ed è un vero e proprio mosaico etnico, linguistico e anche religioso. Nonostante la maggioranza dei pakistani sia di religione musulmana, al suo interno convivono, in maniera spesso violenta, le due componenti sunnita e sciita. La popolazione pakistana è caratterizzata da una forte disuguaglianza socio-economica: nel settore dell’istruzione ciò viene palesato da investimenti pubblici che favoriscono l’istruzione di alto livello, accessibile solo a una piccolissima fetta di adolescenti, mentre restano svantaggiate le scuole primarie e secondarie. In questo modo non viene combattuto il basso tasso di alfabetizzazione del Paese, ma incentivato al contrario il processo di immobilismo sociale e di arretratezza culturale. Un terzo della popolazione, infatti, vive oggi sotto la soglia di povertà.
Difesa e sicurezza
L’esercito del Pakistan è il sesto al mondo per numero di truppe attive, con oltre 650mila unità in servizio, tra personale di terra, marina, aviazione e paramilitari. È uno degli attori principali del Paese e, oltre a detenere il monopolio dell’uso della forza, gestisce un patrimonio economico di circa 20 miliardi di dollari, provenienti sia dal possesso di quasi 5 milioni di ettari di terreno sia dalle partecipazioni in varie industrie nazionali e banche.
L’esercito gode anche di una legittimazione popolare fortissima, dovuta al fatto di essere ritenuto l’unica istituzione del Paese a non essere interessata dalla corruzione. Sarebbe impossibile per qualsiasi parte politica assumere il governo del Pakistan e mantenerne il controllo senza l’appoggio dell’esercito. D’altronde, il Paese ha vissuto sotto vere e proprie dittature militari per metà della sua storia.
Passato
La Repubblica islamica del Pakistan è nata nel 1947, a seguito della dissoluzione dell’Impero britannico delle Indie. La regione del Kashmir, controllata da Nuova Dehli nonostante a maggioranza musulmana, divenne oggetto di una disputa che portò alle due guerre indo-pakistane del 1948 e del 1965. Il nome Pakistan (che significa “Terra dei Puri”) rimase “dominion” britannico fino al 1956, quando venne proclamata ufficialmente la Repubblica islamica. Lo Stato però era diviso in due zone distinte: il Pakistan occidentale, confinante con l’Afghanistan e l’Iran, e quello orientale, costituito dalle province musulmane del Bengala.
L’indipendenza del Paese non bastò a porre fine alle tensioni etnico, religiose e sociali. Nel 1958 il generale Muhammad Ayub Khan prese il potere con un colpo di Stato, portando nel Paese, negli anni ’60, una moderata modernizzazione dell’economia, nonostante un’evidente repressione politica. Il Bengala orientale, con profonde differenze etnico-linguistiche rispetto al Pakistan occidentale, si separò con il supporto dell’India nel 1971, ottenendo l’indipendenza (si tratta dell’odierno Bangladesh).
Il governo militare del generale Yahya Khan, che nel 1969 prese il posto di Muhammad Ayub Khan, cadde nel dicembre di due anni dopo. Giunse al potere il leader del Partito popolare, Zulfikar Ali Bhutto, il quale promosse delle politiche riformiste e democratiche. Nonostante questo, a causa soprattutto delle condizioni economiche del Paese, nel ’78 Ali Bhutto fu cacciato (e nel ’79 condannato a morte) con il colpo di Stato del generale Zia ul-Haq. Quest’ultimo detenne il potere per dieci anni fino a quando, nel 1988, morì in un incidente aereo.
In seguito alle elezioni, prese il potere Benazir Bhutto, figlia di Ali, alternandosi nel corso degli anni successivi con Nawaz Sharif. In questa fase la politica estera del Pakistan si caratterizzò per i contrasti con l’India. Il governo Bhutto fiancheggiò i gruppi di ribelli islamici del Kashmir indiano e proseguì il suo percorso verso l’armamento atomico. Nel 1997 ci furono scontri armati nel Kashmir acuiti successivamente dai test nucleari effettuati da entrambi i Paesi. Anche grazie alla mediazione statunitense, nel 1999 venne firmata la Dichiarazione di Lahore per il miglioramento delle relazioni. Nello stesso anno, il generale Pervez Musharraf rovesciò il governo civile, militarizzando il Paese. Egli sostenne il regime dei talebani in Afghanistan fino agli attentati dell’11 settembre 2001, quando si schierò accanto agli Usa. Ciò, ovviamente, causò numerose proteste da parte dei leader religiosi pakistani.
Musharraf reintrodusse la Costituzione e ampliò i propri poteri; un referendum nel 2002 lo confermò presidente. L’anno successivo, il governo pakistano dichiarò unilateralmente il ritiro dal Kashmir e avviò i negoziati con l’India. Mentre sembrò migliorare il fronte esterno, la situazione interna al contrario conobbe maggiore precarietà. Nel 2005 un tremendo terremoto proprio nella regione del Kashmir causò più di 30mila vittime.
Inoltre, si registrò un’escalation di violenza terroristica di matrice fondamentalista. La stessa Benazir Bhutto, tornata in Pakistan dall’esilio per partecipare alle elezioni parlamentari, venne uccisa nel dicembre del 2007 durante una manifestazione da un attacco terroristico in cui persero la vita oltre 20 persone. Per questo attentato, qualche anno dopo, fu accusato e condannato lo stesso Musharraf.
Alle elezioni del 2008 il partito di Musharraf (la Lega Musulmana Pakistana) fu sconfitto dal Partito Popolare Pakistano guidato da Asif Ali Zardari, il quale formò un governo di coalizione con a capo Yousaf Raza Gilani.
Presente
A seguito dell’operazione militare statunitense che nel maggio 2011 portò alla scoperta e all’uccisione di Osama bin Laden proprio in territorio pakistano (presso Abbottabad, una cittadina distante circa 50 chilometri da Islamabad), i rapporti tra gli Usa e il Pakistan si sono raffreddati.
Nel 2013 Nawaz Sharif è diventato nuovamente Primo ministro e tale passaggio ha molta rilevanza perché, per la prima volta in 66 anni di storia, un governo democraticamente eletto ha completato il suo mandato, per poi passare a un successivo governo civile eletto democraticamente. Nel luglio 2017, però, la Corte Suprema ha bandito Sharif da ogni carica pubblica in seguito alle accuse di corruzione nell’ambito dello scandalo dei Panama Papers. Dall’agosto 2018 il Primo ministro è Imran Khan, ex giocatore di cricket internazionale, sostenuto da due componenti che hanno suscitato preoccupazione presso gli osservatori internazionali: da una parte i militari, che si sono impegnati in termini numerici per influenzare l’elettorato, e dall’altra le frange più radicali e i gruppi jihadisti.
Il raffreddamento con gli Usa ha portato il Pakistan a intrecciare relazioni sempre più strette con la Cina, anche grazie al progetto strategico della “Nuova Via della Seta”. Una delle bretelle della “Belt and Road Initiative” transita proprio attraverso il Pakistan.
Le centrali nucleari pakistante sono state riammodernate grazie all’impegno cinese, evidente pure negli investimenti sulle infrastrutture. In particolare, il porto di Gwadar consente alla Cina di accedere al mare del Sud.
Sul fronte del Kashmir, negli ultimi 3 anni c’è stato un progressivo aumento di violazioni del “cessate il fuoco” indetto nel 2013. Si sono registrati veri e propri attacchi diretti alla componente militare indiana presente nella regione. Il primo ministro indiano Modi, al potere dal 2015, rappresenta la parte nazionalista e anti-musulmana: la sua politica probabilmente è alla base dell’aumento degli attacchi pakistani in Kashmir.
Futuro
Il Pakistan aspira ad avere un ruolo sempre più da protagonista nello scenario regionale.
Il recente raffreddamento dei rapporti con gli Usa non ha comunque portato a una totale interruzione delle relazioni, anche perché il Pakistan rimane per gli statunitensi un alleato importante. Il Paese fa inoltre parte del gruppo di attori (Cina, Afghanistan, Usa e Pakistan) impegnati nella risoluzione della conflittualità nel vicino Afghanistan. Proprio per volontà del Pakistan, nel Quadrilateral Coordination Group non trovano posto i talebani afghani, propensi invece a trattare. Il nuovo Primo ministro Khan, appoggiato come visto dalla componente islamista, potrebbe favorire nel medio e lungo termine un avvicinamento con i talebani afghani.
L’instabilità dell’Afghanistan causa enormi problemi al Pakistan: il traffico di esseri umani, il traffico di droga e le migrazioni trovano infatti uno sbocco privilegiato nel Paese.
L’avvicinamento alla Cina, e probabilmente anche alla Russia, sarà importante per capire quanto il Pakistan vorrà davvero smarcarsi dall’influenza statunitense. La Russia, ad esempio, spinge molto sul progetto del gasdotto IPI proprio per allontanare il Paese da Washington.
La conflittualità con l’India rimane evidente nella regione del Kashmir, e al momento non sembra profilarsi all’orizzonte una soluzione che permetta relazioni davvero pacifiche tra i due Stati.