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ALLIED FORCE

Azioni dissuasive per costringere Milosevic al rispetto degli accordi di pace

Deterrenza Peace enforcement

Il contesto è quello delle guerre jugoslave, scoppiate col dissolversi della federazione comunista. Infatti, nell’80, alla morte del maresciallo Tito (unico vero collante dello stato jugoslavo), le tensioni sotterranee affiorarono in superficie, acuite dal pieno manifestarsi della crisi economica. In pochi mesi lo standard di vita regredì a quello di quindici anni prima: l’esasperazione popolare, fomentata dai vari nazionalismi, funse da detonatore. La prima regione a scoppiare fu il Kosovo, poi la Slovenia e la Croazia. Tra il ‘91 e il ‘92 fu la volta della Bosnia: la sua profonda natura multietnica fu la causa dell’efferatezza dei molti attori in gioco, tra tutti i serbi guidati da Milosevic.

La missione è stata avviata dalla NATO per ricondurre Milosevic al tavolo delle trattative, che aveva abbandonato dopo aver accettato gli accordi di Ramboulliet sul Kosovo. L’Alleanza intraprese una serie azioni intimidatorie e dissuasive, comprensive di massicci bombardamenti sul territorio serbo e su obiettivi strategici come la sede della TV serba a Belgrado e le centrali elettriche.

Tutti i bombardamenti erano di tipo aereo ma si tenne sempre in agenda anche la possibilità di un intervento di terra, sfruttando le truppe presenti in Macedonia ed Albania.

Le operazioni possono essere distinte in tre fasi: la prima mirata ad indebolire la capacità di attacco e difesa aerea della Serbia, tramite bombardamenti agli aeroporti e postazioni missilistiche antiaeree e radar. La seconda prevedeva l’attacco ad obiettivi militari generici, comprese le truppe serbe in Kosovo. La terza fase era relativa ai bersagli strategici per immobilizzare il Paese allo scopo di mobilitare una pressione popolare sul Governo.

La resistente risposta dell’esercito serbo ha tuttavia impedito il regolare sviluppo delle suddette fasi che si sono sovrapposte durante la campagna.

L’operazione “Allied Force” riuscì a far rispettare gli accordi di Ramboulliet ma contestualmente ai bombardamenti si esacerbarono i contrasti etnici ed aumentò esponenzialmente il numero dei profughi e degli sfollati.

Dopo aver preso di mira le difese aeree della Repubblica Federale di Jugoslavia, la NATO gradualmente ha intensificato la campagna utilizzando i sistemi più avanzati e guidati dalla precisione, evitando le vittime civili nella massima misura possibile.

Durata Missione:

24/05/1999 - 10/06/1999

Luogo:

Serbia

Tipologia:

Deterrenza, Peace enforcement

Base legale:

UNSCR 1199

Stati partecipanti:

Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Canada, Spagna, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Turchia, Paesi Bassi, Belgio

Forze impiegate:

277 velivoli, di cui: 192 caccia o cacciabombardieri, 63 di supporto, 19 ricognizione, 3 elicotteri