Anagrafica
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L’Iraq ha una struttura federale che, fatta salva la preminenza del governo centrale, prevede forme significative di autonomia, una su tutte riguarda il caso del governo regionale del Kurdistan (KRG). Il sistema politico iracheno è fortemente segnato dalle divisioni etnico-religiose. Per questo motivo, da circa 15 anni, le maggiori cariche dello Stato sono assegnate seguendo la composizione della popolazione irachena. Il presidente della Repubblica, dal 2005, è sempre stato di etnia curda, il Primo ministro arabo sciita, il presidente del Parlamento arabo sunnita.
Economia
L’economia irachena, per la maggior parte a gestione statale, è trainata dal settore petrolifero, che fornisce circa l’85% delle entrate pubbliche. Nel prossimo futuro il Paese dovrà migliorare la fase di lavorazione del petrolio, le pipeline e le diverse infrastrutture di esportazione in modo tale da raggiungere in pieno il potenziale economico. L’Iraq ha vastissime risorse di idrocarburi, ma ha risentito delle fallimentari guerre di espansione degli anni ’80-’90 e del periodo di ostracismo della comunità internazionale.
Società e diritti
Secondo le ultime stime, la cui veridicità è tutt’altro che certa visto che l’ultimo censimento ufficiale sull’intero territorio nazionale risale al 1987, la popolazione irachena è composta per la quasi totalità da musulmani, divisi tra sciiti (65% circa) e sunniti (30% circa). Le minoranze comprendono i cristiani, protagonisti di un esodo sempre più massiccio. Il Paese rappresenta una cerniera tra il mondo arabo sciita e quello sunnita.
Difesa e sicurezza
Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, nel 2003, le Forze armate irachene furono sciolte dal governatore Bremer. Per i successivi 6 anni, fino al 2009, la sicurezza interna fu a carico della forza internazionale guidata da Washington. In questo periodo sono stati avviati programmi di reclutamento e addestramento di nuove forze militari. Dal 2003 si sono creati diversi gruppi paramilitari associati alle diverse fazioni politiche. Sempre nel 2003 il partito di Saddam, il Baath, nel quale militavano principalmente i sunniti, è stato messo al bando; questo ha portato alla creazione di un esercito nazionale in gran parte sciita.
Passato
Durante i secoli l’Iraq fu sottomesso a diverse dominazioni. Dal sedicesimo secolo in poi, fino alla Prima guerra mondiale, fu l’Impero Ottomano a ottenerne il controllo. Negli anni del Primo conflitto mondiale, gli inglesi occuparono il Paese in seguito all’intervento della Turchia a fianco della Germania. Nel 1920 l’Iraq fu posto ufficialmente, con il Trattato di Sèvres, sotto amministrazione britannica. Nel 1921 divenne sovrano Faisal I, ma gli inglesi tennero uno stretto controllo sul territorio, con la presenza di basi militari e addirittura un moderato diritto di veto sulla legislazione irachena.
Nel 1930 tra Gran Bretagna e Iraq fu siglato un Trattato di alleanza venticinquennale, preambolo dell’indipendenza formale ottenuta nel 1932, una volta terminato il mandato britannico.
Dopo Faisal I, salì al trono Ghazi I, e poi Faisal II. Quest’ultimo aveva solo 4 anni e quindi fu posto sotto la reggenza di Abdul Illah, favorevole al governo britannico. Tra il 1936 e il 1941 il Paese fu attraversato da diverse tensioni religiose e sociali, sfociate in ben 7 colpi di Stato militari. Durante il Secondo conflitto mondiale gli inglesi presidiarono il Paese e alla fine della guerra, nel 1945, l’Iraq divenne membro sia delle Nazioni Unite che della Lega Araba.
Nel 1958 fu proclamata la Repubblica, dopo un colpo di Stato militare guidato dal generale Abdul Karim Kassem. Il regime che fino a quel momento aveva retto il Paese era quello di Nuri al Sa’id, caratterizzato da una forte approccio oppressivo e da un forte autoritarismo. Nonostante questo, per i successivi decenni il Paese fu comunque governato da uomini forti. L’ultimo, dal 1979 al 2003, fu Saddam Hussein.
Negli anni ’80, precisamente tra il 1980 e il 1988, le dispute territoriali con l’Iran portarono a una guerra di otto anni, costosa e inconcludente. Nell’agosto del 1990 l’Iraq occupò il Kuwait ma fu contrastato e sconfitto dalle forze della coalizione Onu, guidate dagli Usa, durante la prima Guerra del Golfo, tra il gennaio e il febbraio 1991. Saddam riuscì comunque a mantenere il potere, forte dell’appoggio dell’esercito e del partito Baath.
L’Onu chiese all’Iraq di distruggere tutte le armi di distruzione di massa e i diversi missili a lunga gittata, consentendo le ispezioni dei delegati del Palazzo di Vetro. Baghdad ostacolò in diversi modi le ispezioni e si riaccesero le tensioni, culminate con i bombardamenti americani e britannici del 1998-99.
A seguito degli attacchi terroristici del 2001, nonostante l’Iraq avesse autorizzato il rientro degli ispettori Onu, americani e inglesi accusarono Baghdad di non adempiere agli obblighi imposti dalla comunità internazionale e di nascondere armi di distruzione di massa. Nel marzo 2003 le forze a guida Usa avviarono l’operazione “Iraqi Freedom” e invasero l’Iraq, conquistando, nel giro di un mese, la capitale e le principali città del Paese. Saddam fu catturato nel dicembre successivo, ma la guerra, trasformatasi in guerriglia, proseguì ancora per diversi anni, causando migliaia di vittime tra i civili, i ribelli e le forze internazionali.
Nell’ottobre 2005, tramite referendum nazionale, gli iracheni hanno approvato una Costituzione ed eletto, due mesi dopo, un Consiglio dei rappresentanti, composto da 275 membri.
Presente
Il nuovo Iraq liberato fu diverso da come l’amministrazione statunitense di George H. W. Bush aveva immaginato, a causa del vuoto di potere creatosi e unitamente alla frammentazione settaria del tessuto sociale. Le truppe americane hanno lasciato l’Iraq nel 2011, e nel Paese si sono svolte dal 2005 tre elezioni legislative nazionali, l’ultima nel maggio 2018.
Tra il 2014 e il 2017, l’Iraq ha affrontato una campagna militare contro lo Stato Islamico, volta a riconquistare i territori persi nella zona occidentale e settentrionale del Paese. Le forze irachene e alleate hanno riconquistato Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq, nel 2017, e hanno cacciato le forze dell’ISIS da altri centri e villaggi.
Alla fine del 2017, in seguito a un referendum sull’indipendenza tenuto dal governo regionale curdo, l’allora Primo ministro Haydar al-Abadi ha ordinato alle forze irachene di prendere il controllo dei territori contesi nella zona settentrionale dell’Iraq, precedentemente governati dalle stesse forze curde.
Futuro
Tra le principali questioni che il governo iracheno sta affrontando e dovrà affrontare nel prossimo futuro, oltre ovviamente alle tematiche connesse all’instabilità interna, ci sono le dinamiche riguardanti la regione autonoma curda nel nord del Paese. Anche la Turchia ha espresso la sua preoccupazione per lo status autonomo dei curdi in Iraq; la formazione del Kurdistan continuerà sicuramente a essere osteggiata dai due Paesi.
Una questione che si lega ai territori curdi è quella energetica. L’Iraq dovrà cercare di diversificare le sue produzioni, ora quasi totalmente dipendenti dal petrolio, investendo sul gas.
Altro nodo irrisolto è quello della mancanza di un confine marittimo stabilito tra Iran e Iraq, il che conduce a varie dispute giuridiche sulla frontiera dello Shatt el-Arab, fiume che sfocia nel Golfo Persico.