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Il contesto è quello delle guerre jugoslave, scoppiate col dissolversi della federazione comunista. Infatti, nell’80, alla morte del maresciallo Tito (unico vero collante dello stato jugoslavo), le tensioni sotterranee affiorarono in superficie, acuite dal pieno manifestarsi della crisi economica.

La prima regione a scoppiare fu il Kosovo: nel marzo del 1989 Slobodan Milosevic, Presidente della Serbia che rivendicava l’eredità di Tito quale guida della regione jugoslava, revocò l’autonomia della provincia kosovara, attuando politiche repressive nei confronti del “sentimento nazionale” kosovaro (lingua, scuole autonome, discriminazione lavorativa su base etnica). Ben presto la popolazione si ribellò, passando da una resistenza pacifica ad una armata.

Il 15 ottobre 1998, il Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa e il Capo di Stato Maggiore della Repubblica Federale di Jugoslavia firmarono a Belgrado un accordo che stabiliva una missione di ricognizione aerea della NATO nei cieli del Kosovo. Il giorno seguente, sempre a Belgrado, il Presidente dell’OSCE e il Ministro degli Affari Esteri jugoslavo firmarono un accordo che autorizzava una missione di verifica dell’OSCE in Kosovo e che impegnava la Jugoslavia ad obbedire alle risoluzioni ONU 1160 e 1199.

Conseguentemente la NATO stabilì 2 differenti operazioni per supportare le missioni: “Eagle Eye” e “Joint Guarantor” (che sarebbe stata seguita da “Determined Guarantor”). Il 24 ottobre, il Consiglio di Sicurezza adottò la Risoluzione 1203, che appoggiava le missioni.

Il lancio ufficiale di “Eagle Eye” arrivò con l’ordine di attivazione il 30 ottobre. La responsabilità dell’operazione era del Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa, mentre la responsabilità per l’esecuzione era del Comandante delle Forze Alleate del Sud Europa, la cui base era a Napoli. La componente aerea, consistente nella 5a forza aerea tattica, era agli ordini del Comandante della Forze Aeree Alleate del Sud Europa. Infine, ultimo componente era il Centro di Coordinamento della Verifica del Kosovo (collocato a Kumanovo, aveva compiti di pianificazione, coordinamento e scambio di informazioni con l’OSCE). Il Centro operativo era a Vicenza, in Italia. Alle forze aeree della NATO facevano da contraltare 2000 funzionari dell’OSCE, operativi da terra.

L’operazione si componeva di verifica, valutazione e rapporto. La verifica consisteva nel monitoraggio – prevalentemente con mezzi a pilotaggio remoto – delle attività delle forze di sicurezza della Repubblica jugoslava, la rimozione delle armi, l’assicurazione del rispetto del cessate-il-fuoco da parte dei contendenti, la distribuzione di forniture umanitarie e l’osservazione aerea di ogni attività inerente al contenuto della Risoluzione 1199. La valutazione veniva condotta a partire dalla collezione e l’analisi di dati. Video e immagini raccolti dai mezzi aerei venivano inviati ai centri di analisi della NATO, e il Quartier Generale delle Forze Alleate in Europa li rielaborava in report giornalieri da inviare al Consiglio Nord Atlantico: a questo la responsabilità di valutare se gli accordi erano rispettati o meno. Le valutazioni erano condivise con OSCE e ONU.

Molti alleati NATO contribuirono alla fornitura di veicoli, che consistevano prevalentemente in: U-2, Canberra, RC-135, C-160, P-3, Breguet Atlantique e UAV. Il primo volo avvenne l’11 novembre, quando la RAF dispiegò due aerei da ricognizione “Canberra” a Gioia del Colle.

L’operazione “Eagle Eye” si rivelò poco utile: il ritiro dei funzionari dell’OSCE e il non rispetto delle parti delle indicazioni fornite dall’ONU creò un livello inaccettabile di rischio per la missione. Per questo l’ultimo volo di “Eagle Eye” fu il 24 marzo 1999, poco prima che la NATO inaugurasse l’operazione “Allied Force”.

Durata Missione:

30/10/1998 - 24/03/1999

Luogo:

Kosovo, Serbia

Tipologia:

Peacekeeping

Base legale:

UNSCR 1199 e 1203

Paesi Partecipanti:

Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Stati Uniti

Altre missioni:

Operazioni “Determined Force”, “Determined Guarantor”, “Allied Force” (NATO); Operazioni “Cobalt Flash”, “Flexible Anvil”, “Sky Anvil”, “Noble Anvil” (USA).