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Nei primi anni Novanta, in seguito allo scoppio della guerra civile in Somalia e alla mancanza di un potere centrale, maturarono le condizioni ideali per la nascita della pirateria lungo le coste del Corno d’Africa. Fin dal crollo del governo centrale, numerose barche straniere violavano i confini marittimi somali. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato varie risoluzioni sulla pirateria somala, per consentire agli Stati che hanno preso accordi con il governo federale transitorio somalo, di entrare nelle acque territoriali e sul territorio somali per inseguire i pirati. L’operazione “Ocean Shield” sostituisce la missione “Allied Protector”.

Per molto tempo, la pirateria e le rapine a mano armata impedivano di far arrivare aiuti umanitari alla Somalia, e minacciavano le linee di comunicazione vitali nel mare e gli interessi economici a largo del Corno d’Africa, nel Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano.

Sulla base delle due precedenti missioni di anti-pirateria condotte dalla NATO, l’op. “Ocean Shield” inizialmente si focalizzava, anch’essa, su attività di anti-pirateria. Le navi della NATO, infatti, conducevano missioni per localizzare le imbarcazioni pirata nell’area; inoltre, aiutavano a prevenire e a contrastare il sequestro di navi e battelli. La NATO inoltre, su richiesta dell’ONU, scortò le navi delle Nazioni Unite al porto di entrata di Mogadishu, in Somalia.

Col tempo, l’operazione si è evoluta per reagire alle nuove tattiche di pirateria. Si sottolineò il bisogno di erodere la logistica dei pirati e la base di supporto, distuggendo le navi pirata o gli schiff, collegando il radiofaro alle navi ammiraglia e consentendo l’uso della forza per disattivare o distruggere le navi sospettate di pirateria o rapina armata. Con l’op. “Ocean Shield”, l’Alleanza ha sviluppato un diverso approccio per combattere la pirateria offrendo, con mezzi e competenze agli stati regionali che lo richiedevano, assistenza nello sviluppo delle loro capacità nel combattere questo fenomeno.

In sintesi, il ruolo della NATO fu di prevenire e fermare la pirateria tramite azioni dirette fornendo scorte navali e deterrenza, accrescendo la cooperazione con le altre missioni di anti-pirateria nell’area per ottimizzare gli sforzi ed affrontare i differenti andamenti dei pirati e le loro tattiche.

La NATO ha chiuso “Ocean Shield” il 15 dicembre 2016. Tuttavia, la NATO rimane impegnata nella lotta contro la pirateria mantenendo la conoscenza della situazione marittima e mantenendo stretti legami con altri attori internazionali anti-pirateria.

Durata Missione:

17/08/09 – 24/11/16

Luogo:

Golfo di Aden, Corno d’Africa

Tipologia:

Anti-pirateria

Base legale:

Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU: 1814 (2008), 1816 (2008), 1838 (2008), 1844 (2008), 1846 (2008), 1851 (2008), 1897 (2009), 1918 (2010), 1950 (2010), 1976 (2011), 2015 (2011), 2020 (2011), 2077 (2012) 2125 (2013), 2184 (2014), e 2246 (2015).

Paesi Partecipanti:

Portogallo, Canada, Olanda, Spagna, Stati Uniti, Italia, Grecia, Turchia, Gran Bretagna, Norvegia, Danimarca. Nuova Zelanda e Ucraina (Non NATO)

Forze impiegate:

Fregate, Cacciatorpedinieri

Altre missioni:

Operazione Atalanta (UE), Combined Task Force 151 guidata da USA, attori indipendenti (Cina, Giappone e Corea del Sud).