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Anagrafica

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Nome ufficiale: Repubblica Democratica Popolare d’Algeria
Capitale: Algeri
Superficie: 637. 657 kmq
Densità: 16 ab./ kmq
Confini: (a est) con la Tunisia e la Libia; (a sud) con il Niger, il Mali e la Mauritania; (a ovest) con il Marocco; si affaccia sul Mar Mediterraneo.
Popolazione: 38.700.000
Composizione etnica: Arabi (74%), Berberi ( 26%)
Forma di governo: Repubblica semipresidenziale
Lingue ufficiali: arabo (ufficiale), francese e tamazight (lingua nazionale berbera)
Religioni: Musulmani sunniti (99,5%), altri (0,5%)
Aspettativa di vita: 77 anni
Tasso di natalità: 25,1 ( nati/1000 abitanti)
Servizio Militare: 18 anni età minima legale per il servizio volontario militare; 19-30 anni per il servizio obbligatorio militare
Scolarizzazione: n.d.
Unità monetaria: Dinar algerino
PIL annuo ($): 206 miliardi
Tasso di crescita del PIL: 1,4%
Debito/PIL: 27,5%
Export Partners: Italia 17,4%, Spagna 13%, Francia 11,9%, USA 9,4%, Brasile 6,2%, Paesi Bassi 5,5%
Import Partners: Cina 18,2%, Francia 9,1%, Italia 8%, Germania 7%, Spagna 6,9%, Turchia 4,4%

Istituzioni

L’Algeria è una Repubblica semipresidenziale, la cui attività legislativa è svolta da due Camere: l’Assemblea nazionale viene eletta a suffragio diretto e si compone di 462 deputati, mentre il Senato conta 144 membri, di cui 96 eletti per un mandato di 6 anni e 48 di nomina presidenziale.

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La Costituzione del 1989, più volte modificata nel corso degli anni, prevede che il presidente della Repubblica algerina sia eletto per un mandato quinquennale e disponga di ampi poteri di governo. Egli presiede infatti il Consiglio dei ministri, nomina le alte cariche della Repubblica ed è a capo del Consiglio di sicurezza, organo responsabile della difesa nazionale e delle Forze armate.

Il potere esecutivo viene esercitato congiuntamente dal presidente della Repubblica e dal Primo ministro, quest’ultimo legato al Parlamento da un rapporto di fiducia la cui assenza determina le sue dimissioni.

 

Il potere giudiziario si fonda sul diritto francese e su quello islamico, ed è principalmente esercitato da un Consiglio costituzionale di 9 membri (in carica per sei anni) e da diverse Corti Supreme, tra le quali spiccano per importanza quelle di Algeri, Costantina e Orano.

Il territorio algerino è suddiviso in 48 dipartimenti (wilāyāt), ognuno dei quali presieduto da un governatore.

Economia

L’economia algerina trova storicamente il suo punto di forza negli idrocarburi, in particolare nei giacimenti di petrolio e gas, dai quali dipende circa il 30% del PIL nazionale. Dopo la Russia, l’Algeria è il più grande fornitore di gas verso l’Europa e il terzo esportatore di petrolio di tutto il continente africano.

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Il settore agricolo impegna oggi il 20% circa della manodopera algerina, ma è il comparto industriale a trainare l’economia, dando lavoro al 60% degli occupati: siderurgia, chimica pesante e settore tessile sono le attività più fiorenti.

Il 95% dell’export è costituito dalla produzione petrolifera e di gas, mentre restano cospicue le importazioni nel settore alimentare.

La recente scoperta di enormi giacimenti di gas scisto nel bacino di Gadhames ha aperto nuove prospettive per l’economia algerina nei prossimi anni.

Società e diritti

Le regioni desertiche dell’Africa Sahariana sono per lo più disabitate, mentre la densità cresce avvicinandosi alle pianure costiere e alle vallate montane a esse adiacenti. I picchi demografici si riscontrano nei grandi centri urbani come Algeri, la capitale, la cui popolazione ammonta a tre milioni e mezzo di abitanti circa.

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Dalla conquista francese nel XIX secolo all’indipendenza (1960), la popolazione algerina ha subìto una crescita esponenziale: dai 5.260.000 abitanti del 1921 si è passati ai 29.272.343 censiti nel 1998, fino ai 38.700.000 attuali. L’incremento demografico si spiega in parte con l’altissimo tasso di natalità registrato durante la seconda metà del Novecento (sono stati raggiunti picchi del 40%), bilanciato solo agli albori del XXI secolo da un crescente indice di mortalità (4,6% nel 2003) che spiega la lenta convergenza dell’Algeria verso i dati dei Paesi demograficamente più maturi. Il tasso di crescita demografica annuale si attesta sull’1,8% (2010-2015).

Ai sensi del codice penale algerino è ancora formalmente in vigore la pena di morte, che non viene comunque applicata dal 1999.

Difesa e sicurezza

L’Algeria ha sensibilmente potenziato negli ultimi anni il comparto della difesa, destinando circa il 6% del proprio budget nazionale alle spese militari: oggi è la seconda potenza militare del continente africano, dopo l’Egitto.

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L’esercito conta circa 1.700.000 uomini, la marina dispone di circa 60 mila unità effettive. L’Algeria può contare anche su una efficiente forza aerea, composta da circa 140.000 uomini attualmente in servizio.

Sul fronte interno, le forze di sicurezza algerine hanno dovuto fronteggiare nell’ultimo ventennio la crescente presenza del fenomeno del radicalismo islamico, con la nascita di cellule terroristiche affiliate ad al-Qa’ida e all’Isis. Tali organizzazioni si sono stabilite principalmente lungo il confine con la Libia, anche a seguito dell’esplosione, nel 2011, della guerra civile in quel Paese.

Scenari

PASSATO

L’Algeria divenne colonia francese nel 1830: il 14 giugno l’esercito di Carlo X di Francia sbarcò a Sidi Ferruch e il 5 luglio prese il controllo di Algeri. I primi movimenti indipendentisti si registrarono al termine della Prima guerra mondiale. Costituitosi il 10 ottobre 1954, il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) si pose a capo di una lunga e sanguinosa lotta durata otto anni e terminata solo il 3 luglio 1962, con l’indipendenza del Paese dai coloni. L’Algeria fu quindi governata da un sistema di tipo socialista strutturato intorno ad un unico partito, fino al 1989, data di promulgazione della nuova Carta costituzionale. La vittoria del Fronte Islamico di Salvezza alle elezioni del 1991 fu resa nulla dall’intervento dei militari, che sciolsero il partito islamista arrestandone i dirigenti. Ebbe pertanto inizio un lungo periodo di guerra civile che contrappose le forze governative ai gruppi fondamentalisti: negli scontri, tra il 1993 e il 2005, si contarono oltre 150.000 vittime.

La guerra civile terminò a seguito dell’approvazione, nel 2006, della “Carta per la pace e la riconciliazione nazionale”, cui seguì la concessione di una larga amnistia per i terroristi.

 

PRESENTE

La Repubblica di Algeria è stata coinvolta dall’ondata di proteste esplose nel mondo arabo tra il 2010 e il 2012, rinominate dai media con il termine di “Primavere arabe”. Il vertiginoso tasso di disoccupazione, l’aumento dei prezzi dei beni alimentari di prima necessità e la corruzione politica furono alla base degli scontri di piazza che si sono susseguiti per più di due anni. Le proteste hanno preso di mira in particolare la figura del presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, di cui migliaia di attivisti dei partiti di opposizione e sindacalisti hanno chiesto le dimissioni. A seguito delle crescenti tensioni nel Paese, Bouteflika ha revocato lo stato di emergenza in vigore in Algeria da quasi venti anni, promettendo una serie di riforme per combattere la disoccupazione, in particolare quella giovanile, e la costruzione di migliaia di nuovi alloggi.

 

FUTURO

Il futuro economico del Paese è segnato dall’incertezza dovuta alla crisi petrolifera in corso: le quotazioni dell’oro nero, in caduta libera, hanno ridotto del 50% i ricavi provenienti dalla vendita di idrocarburi.

Il nuovo programma del governo per il quinquennio 2015-2019 prevedeva un notevole aumento della spesa pubblica nel settore turistico, in quello agroalimentare ed energetico, e l’erogazione di 130 miliardi di dollari per il potenziamento delle infrastrutture.

Il significativo aumento della domanda domestica di energia aveva inoltre suggerito la formulazione di un progetto finalizzato a costruire una rete di nuove centrali elettriche, a cominciare dalla centrale della provincia di Mostagem e da quelle di Jiel, Ain Oussara, Naama, Biskra e Khenchela.

Le riforme promesse da Bouteflika, però, non si sono mai concretizzate, scatenando nuovamente la collera popolare.

Il presidente della Repubblica ha dapprima fatto un passo indietro, rinunciando a candidarsi per un quinto mandato, e il 2 aprile 2019 ha in definitiva annunciato le dimissioni da capo dello Stato.

Il 9 aprile, secondo quanto previsto dalla Costituzione algerina, il presidente del Consiglio della Nazione, Abdelkader Bensalah, ha assunto la carica di presidente della Repubblica ad interim.

Egli avrà il difficile compito di indire nuove elezioni entro 90 giorni dal suo insediamento. Le elezioni si svolgeranno con molta probabilità in un clima di profonda instabilità e incertezza, con il timore, mai del tutto celato, di un possibile nuovo golpe militare dopo il responso delle urne.