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COREA DEL NORD

Anagrafica

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Nome ufficiale: Repubblica Popolare Democratica di Corea
Capitale: Pyongyang
Superficie: 120.540 km2
Densità: 198,3 ab/km2
Confini: Corea del Sud, Cina, Russia
Popolazione: 25.381.085 (2018)
Composizione etnica: Composizione omogenea, con una piccola comunità cinese
Forma di governo: Dittatura
Lingue ufficiali: Coreano
Religioni: Buddismo, Confucianesimo, minoranza Cristiana e Chondogyo
Aspettativa di vita: 71 anni
Tasso di natalità: 14.6 (nati/1000 abitanti)
Servizio militare: Servizio obbligatorio dall’età di 17 anni, della durata di 10 anni per gli uomini e fino ai 23 anni per le donne
Scolarizzazione: 77 %
Unità monetaria: Won nordcoreano
PIL: 28 miliardi (2013)
Tasso di crescita del PIL: - 1,1% (2015)
Debito pubblico/ PIL: -0,4%
Export partners: Cina (86,3%)
Import partners: Cina (91,9%)

Istituzioni

La Corea del Nord è un Paese totalitario comandato da Kim Jong-un, Guida Suprema della Repubblica Popolare Democratica di Corea dal 2011. Il Primo ministro invece, dal 11 aprile 2019 è Kim Jae Ryong, presidente del Partito dei Lavoratori di Corea.
La Commissione per gli Affari dello Stato è il massimo organismo militare e la massima istituzione del Paese, composta da un presidente (la Guida Suprema stessa) e da un numero imprecisato di membri ordinari, in carica per cinque anni.

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L’Assemblea Suprema del Popolo esercita il potere legislativo ed è un organo monocamerale di 687 membri, eletti direttamente e in carica per cinque anni.

Il potere giudiziario è retto dalla Corte Centrale, che comprende un presidente e due assessori, e dalle Corti Provincaiili Popolari. I giudici che fanno parte della Corte Centrale sono nominati per 4 anni dalla Commissione per gli Affari dello Stato.
La mancanza di fonti attendibili rende difficile la conoscenza dell’ordinamento della Corea del Nord. Ѐ però certo che il potere è concentrato nelle mani del capo delle Forze armate e che gli altri organi, pur dotati formalmente di potere legislativo ed esecutivo, sono sottoposti al forte condizionamento dei vertici militari. Il partito di maggioranza ha il dominio assoluto sulla politica e sulle decisioni dello Stato, seguendo l’impronta comunista. Tuttavia, sono presenti altre formazioni minoritarie.

Ѐ infine difficile fare previsioni sull’evoluzione del Paese. Nonostante un progressivo, quantomento formale, tentativo di riabilitazione sullo scacchiere internazionale, la mancanza di fonti attendibili e il forte isolamento, oltre a molteplici e perduranti sanzioni dovute ai progetti di riarmo nucleare, rendono tuttora la Corea del Nord uno Stato dalle profonde difficoltà economiche e sociali.

Economia

Quel poco che si può dire sull’economia della Corea del Nord è il fatto che sia una delle più centralizzate e meno aperte al mondo, segnata da difficoltà croniche.

Lo stock di capitale industriale è altamente insufficiente, a causa di anni di sottoinvestimenti, carenza di tecnologia e scarsa manutenzione, e la spesa militare su vasta scala e il programma di riarmo nucleare consumano quasi completamente le risorse necessarie alla costruzione di un welfare moderno, danneggiando gravemente gli investimenti e il benessere della popolazione.

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Le produzioni industriali sono rimaste stagnanti per anni, mentre i frequenti fallimenti nel settore primario, legato alle condizioni meteorologiche, hanno aggravato la carenza cronica di cibo che è degenerata negli anni Novanta e Duemila in vere e proprie carestie. Un significativo aiuto alimentare è stato fornito dalla comunità internazionale fino al 2009. Da allora, la produzione nazionale di mais e riso è migliorata, sebbene sia ancora insufficiente a soddisfare pienamente la domanda interna e una gran parte della popolazione continui a soffrire di malnutrizione prolungata.

Nel dicembre 2009, la Corea del Nord ha effettuato una ridenominazione della sua valuta, limitando la quantità di won nordcoreano che poteva essere scambiato e limitando lo scambio a una finestra di una settimana. Un concomitante giro di vite sui mercati e sull’uso di valuta estera ha prodotto gravi carenze e una grave inflazione, costringendo Pyongyang ad allentare le restrizioni entro febbraio 2010.

Una serie di tensioni geopolitiche e i test nucleari hanno portato all’inasprimento dei rapporti con i Paesi occidentali e progressivamente aggravato l’embargo della comunità internazionale. Due risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno inoltre preso di mira i guadagni in valuta estera della Corea del Nord, in particolare in relazione al carbone e ad altre esportazioni di minerali. Nel corso del 2017, i continui test nucleari e missilistici hanno portato a un ultimo inasprimento delle sanzioni da parte delle Nazioni Unite, con conseguente pieno divieto settoriale sulle esportazioni, e hanno drasticamente limitato le importazioni chiave.

 

I recenti tentativi di distensione nei rapporti con le forze occidentali, infine, non hanno portato ancora a risultati sensibili e, per quanto il governo nordcoreano continui a sottolineare il suo obiettivo di migliorare lo standard di vita generale della popolazione, ciò appare ancora molto lontano da raggiungere.

Nel maggio 2016 il regime ha pubblicato una strategia di sviluppo economico quinquennale, che ha delineato piani per promuovere la crescita in tutti i settori. Un fermo controllo politico rimane la preoccupazione principale del governo, che probabilmente inibirà i cambiamenti formali all’attuale sistema economico della Corea del Nord per mantenere un saldo potere sulla società.

Società e diritti

Afflitta da pessime condizioni di vita e da una fortissima corruzione, la società coreana è schiacciata dalla sua dittatura. L’ateismo di Stato è la credenza maggiormente diffusa e l’idolatria dei precedenti dittatori è stata fissata anche nella Carta costituzionale, attraverso la creazione di figure istituzionali come quella del “Presidente Eterno” (Kim Jong-Il) e del “Segretario Generale Eterno” (Kim Il – Sung).

Diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani accusano la Corea del Nord di occupare una delle peggiori posizioni al mondo per le condizioni di vita imposte ai propri cittadini.

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Nello Stato sono presenti veri e propri campi di prigionia all’interno dei quali, secondo le testimonianze raccolte da Amnesty International, i detenuti sono costretti a lavorare in condizioni che rasentano la schiavitù e la tortura, altamente disumane e degradanti e nella maggior parte dei casi sfocianti in esecuzioni pubbliche. Secondo organismi internazionali, solo 30 persone sono state rilasciate e circa il 40% muore nel giro di pochi anni per malnutrizione o per il clima rigido, visto che all’interno di questi campi pare non vengano forniti capi di abbigliamento.

Nei campi, oltre ai criminali e agli oppositori politici, vengono rinchiusi anche tutti coloro che cercano di lasciare il Paese o che vengono scoperti a criticare il regime. Ad essere rinchiuse sono le famiglie intere, non solo chi viene fermato: molti bambini nascono e crescono nei campi di prigionia, senza sapere minimamente come sia il mondo al di fuori.

La Corea del Nord, in un rapporto delle Nazioni Unite, ha respinto le accuse di violazione dei diritti umani, definendole frutto di una “campagna denigratoria” fatta con “voci stravaganti” e affermando anche, attraverso fonti istituzionali, che non vi sono prove dell’esistenza di campi di concentramento, dato che le immagini satellitari non consentono di chiarire la natura delle costruzioni.

La Corea del Nord è uno dei primi Stati al mondo per tasso di alfabetizzazione. Il 100% della popolazione è in grado di leggere e scrivere, l’istruzione pubblica è gratuita e obbligatoria fino alla scuola secondaria, con una media del 78% di completamento degli studi. Nel Paese esistono 300 Università, ma la maggior parte dei diplomati presta servizio militare prima di iscriversi, oppure cerca lavoro nel settore primario. Le criticità del sistema scolastico sono dovute alla forte presenza di materie ideologiche. Dal 1978, infine, è stato reso obbligatorio lo studio dell’inglese e del russo.

I media nordcoreani sono tra i meno liberi al mondo e l’informazione è rigidamente controllata, risultando, secondo molte organizzazioni, all’ultimo posto per libertà di stampa. Di fatto, i media coreani hanno la funzione di portavoce del governo e tutti i giornalisti sono membri del Partito dei Lavoratori di Corea. Ascoltare altri canali televisi stranieri è considerato un crimine molto grave che può valere la condanna a morte, seppur la Costituzione preveda formalmente il diritto di libertà di parola e di stampa.

Il sistema sanitario è universalistico e gratuito per i cittadini residenti nel Paese, ma alcuni medici residenti all’estero hanno affermato che il servizio esiste effettivamente solo per chi è in grado di permetterselo. La Corea del Nord spende il 2,5% del proprio PIL nel settore sanitario e la maggior parte delle strutture è carente di medicinali ed equipaggiamenti essenziali, a volte pure di acqua ed elettricità. L’Organizzazione mondiale della sanità sostiene però che il servizio sanitario coreano abbia conosciuto notevoli miglioramenti negli ultimi anni, per quanto indubbiamente ancora molto arretrato.

Dopo la presa del potere da parte di Kim Jong-un si è assistito infine a una diminuzione del numero di “disertori” che hanno cercato di lasciare il Paese alla volta della Corea del Sud. Pare anzi che ci sia stato un ritorno in Patria di rifugiati, seppur in piccolo numero. Tra i motivi di questo fatto sono stati indicati sia la difficile convivenza nella società della Corea del Sud (diametralmente opposta) che rende difficile l’integrazione, sia la propaganda del regime e le minacce alle famiglie dei disertori da parte dei servizi di sicurezza di Pyongyang.

Difesa e sicurezza

La Corea del Nord è lo Stato più militarizzato al mondo, con una spesa militare del 15,8% del PIL.

Divisa in cinque sezioni (Terra, Marina, Aerea, Missilistica strategica e Forze Speciali), la difesa è affidata all’Armata Popolare di Corea. Le Forze armate contano più di un milione di uomini in servizio e più di otto milioni di riservisti.

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Con la quota del 20% di uomini tra i 17 e i 54 anni nelle Forze armate regolari, la Corea del Nord ha la più elevata percentuale di personale militare in rapporto alla popolazione rispetto a ogni altra Nazione del mondo, con una media di circa 40 soldati arruolati ogni 1.000 cittadini.

Il ministero della Pubblica Sicurezza determina la quasi totalità delle attività delle Forze dell’ordine, indaga sulle attività criminali locali e tutela i luoghi di pubblica utilità. Ad esso sono inoltre affidati i compiti di controllo e sicurezza delle strade e i le funzioni dei vigili del fuoco.

Vero e proprio mezzo di propaganda verso l’estero e verso l’interno, il progetto di armamento nucleare è uno degli obiettivi che appare preminente per la leadership coreana. L’ultimo test, avvenuto il 4 settembre 2017, ha causato un potentissimo terremoto di magnitudo 6.3, il più forte mai registrato dalle sperimentazioni, avvertito anche in Cina. In alcune foto è stato visto il leader Kim in visita ad una centrale nucleare con un ordigno assimilabile a una bomba a idrogeno, il cui sviluppo è stato considerato un obiettivo dal regime stesso.

Sull’argomento, tuttavia, vi è scetticismo internazionale, posto che la Corea del Nord non viene ritenuto un Paese con la tecnologia sufficientemente avanzata da produrre un ordigno del genere. La Corea del Nord potrebbe disporre di testate nucleari e tutti i dialoghi finalizzati allo smantellamento dei siti sono ad oggi falliti.

Passato

Chiusa verso l’esterno fino all’inizio del XX secolo, quando fu annessa, nel 1910, dal Giappone, la penisola coreana fu controllata dall’Impero nipponico fino al termine della Seconda guerra mondiale, quando venne divisa in due zone d’influenza: una russa al Nord e un’altra americana al Sud.

Le due zone, che divennero due veri e propri Stati, furono presto sgomberate dalle truppe straniere e, nel 1950, entrarono in guerra quando la comunista Corea del Nord, guidata da Kim Il Sung, tentò con la forza l’unificazione dell’intera penisola. Dopo tre anni di conflitto, furono confermati confini preesistenti e creata un’area di 4 km lungo il confine, nota come Zona Demilitarizzata, che per i 45 anni successivi è stata un’area di continui scontri e tensioni.

Nel corso dei decenni successivi la Corea del Nord iniziò a liberarsi dall’influenza sovietica, perseguendo un piano politico-economico autarchico ispirato allo “juche’’, l’autosufficienza, e iniziando a sviluppare l’industria pesante.

Per la prima volta, scuole, cliniche e scorte alimentari furono concesse ai cittadini, assieme al diritto al lavoro, e la Corea del Nord iniziò a vantare un tasso di sviluppo superiore a quello dei coreani del sud. Una possibile svolta nella penisola si ebbe nel 1972, quando, dopo una serie di accordi segreti, le due Coree si dichiararono disposte ad aprire un dialogo che potesse portare alla riunificazione del Paese. Il dialogo, però, cessò già nel 1973, riportando le relazioni tra i due Stati a livelli molto tesi.

Stabilizzando la discendenza dittatoriale, nel 1980 il maggiore Kim il Sung nominò ufficialmente suo figlio Kim Jong Il come successore, lasciandogli assumere un crescente ruolo politico e manageriale fino alla sua morte, nel 1994. Sotto la guida di Kim Jong Il, la Repubblica Popolare di Corea avviò un programma di sviluppo nucleare e missilistico, secondo alcuni incrementando le difficolta economiche del Paese ed enfatizzando quel processo di isolamento che perdura ancora oggi.

 

Per cause che vanno dalla scomparsa dell’Unione Sovietica alle inondazioni, una grave carestia colpì il Paese per quasi tutti gli anni ’90, mietendo tra le 200mila e i tre milioni di vittime. L’emergenza fu tale che per la prima volta nella sua storia il regime chiese aiuto umanitario all’estero.

Dal 1995 al 1998 Pyongyang beneficiò di quantità sempre maggiori di aiuti alimentari (stimati in più di un miliardo di dollari in quattro anni) e di un appello delle Nazioni Unite che portò al secondo programma di assistenza nazionale dopo la ex Jugoslavia.

L’aiuto internazionale durò a lungo: basti pensare che gli USA inviarono 300mila tonnellate di alimenti e che la Corea del Sud fu di gran lunga il primo fornitore.

I sostegni tuttavia cessarono per decisione dello stesso regime che, ad oggi, attende supporto sotto forma di cooperazione allo sviluppo.

Negli anni ’90, alla terribile crisi economica dovuta alla caduta dell’Urss, si sommarono gli avvertimenti della Cia. Gli americani, infatti, minacciarono dure sanzioni se non fossero cessati i progetti riguardanti gli armamenti atomici. Nel maggio 1993 Pyonyang lanciò un missile Rodong nel Mar del Giappone ma, già l’anno successivo, Kim Il Sung sorprese tutti annunciando il congelamento del programma nucleare e dichiarandosi pronto a incontrare il presidente della Corea del Sud. Incontro che non ebbe mai luogo, poiché Kim Il Sung morì l’8 luglio 1994.

Gli anni Duemila hanno rappresentato l’inizio del tentativo di riforma dell’economia, attraverso politiche di liberalizzazione del mercato e di fine dell’isolazionismo, e della ripresa del dialogo tra le due Coree per giungere alla soluzione della crisi nucleare, innescata dopo le ammissioni di Pyongyang interessata a ottenere circa 400 milioni di dollari in aiuti alimentari ed energetici. Solo nel 2008, tuttavia, gli Stati Uniti annunciarono la rimozione della Corea del Nord dalla “lista nera” dei Paesi che appoggiano il terrorismo internazionale, dopo che il regime di Pyongyang accettò tutte le richieste avanzate dall’amministrazione Bush per la verifica delle attività nucleari. Verifiche che, però, non avvennero mai.

Nel 1972, dopo l’imposizione della legge marziale, Park procedette a delle modifiche costituzionali per accrescere i suoi stessi poteri, ma un diffuso malcontento fu all’origine del suo assassinio nel 1979. L’allora Primo ministro, Choi, divenne presidente ad interim, rimanendo in carica per brevissimo tempo. Il generale Chun, difatti, si impadronì del controllo sulla Nazione con un colpo di Stato militare e pochi mesi dopo, nel 1980, fu eletto presidente della quinta Repubblica. Di lì a poco, però, il Paese fu attraversato da una serie di proteste contro la dittatura militare, severamente represse dal regime. Nel 1987, comunque, Chun fu costretto a concedere alcune riforme democratiche, tra cui l’elezione presidenziale a suffragio diretto. Le prime elezioni parlamentari libere si tennero nel 1988 e videro prevalere Roh Tae Woo, un’altra figura appartenente al panorama militare. Le proteste studentesche continuarono ma, contrariamente alle aspettative, Roh liberalizzò in maniera marcata il sistema politico, ristabilendo relazioni internazionali con la Cina e con l’Unione Sovietica, adottando una serie composita di misure volte a diminuire il tasso di autoritarismo del governo. In questo stesso periodo, la capitale Seoul ospitò le ventiquattresime Olimpiadi e, sull’onda lunga del successo registrato nell’organizzazione della manifestazione sportiva, nel 1991 la Corea del Sud entrò a far parte delle Nazioni Unite. Nel 1993 fu per la prima volta il momento di un presidente non appartenente al ramo militare, Kim Young Sam. Nel 1996 il Paese raggiunse l’ambito traguardo dell’ingresso nell’OECD, l’organizzazione che raggruppa gli Stati più ricchi e avanzati del globo. E tuttavia, una volta raggiunto quell’obiettivo, i numerosi fattori che avevano reso possibile un celere successo economico si trasformarono in evidenti lacune. Di lì a un anno, il Paese venne colpito dalla durissima crisi economico-finanziaria che travolse tutta l’area est-asiatica. Le elezioni del 1997 furono vinte da Kim Dae Jung, il cui immediato compito fu quello di affrontare in maniera immediata le conseguenze di una crisi che avrebbe fatto registrare una profonda recessione e la richiesta di aiuto al Fondo Monetario Internazionale, nel dicembre 1997. L’ammontare della cifra messa in campo dal Fondo rappresenta ancora oggi il più grande prestito concesso storicamente a un singolo Stato: 58,35 miliardi di dollari. Pochi anni più tardi, nel 2000, avvenne lo storico incontro tra il presidente Kim Dae Jung e il leader nordcoreano Kim Jong Il, in conseguenza del quale si sperò nella pacifica risoluzione dei rapporti e nella riunificazione del Paese. Nel 2003 fu eletto presidente Roh Moo Hyun, in carica fino alla fine del 2007.

Il 4 ottobre 2007  Roh Moo-hyun e il leader della Corea del Nord Kim Jong-Il firmarono un accordo di cooperazione suddiviso in otto punti, tra i quali venne ricompreso il ripristino dei voli e degli scambi ferroviari e commerciali fra i due Stati.

Presente

Kim Jong Un è stato proclamato pubblicamente come successore di suo padre nel 2010 e, alla sua morte, è riuscito ad assumere rapidamente sempre maggior potere all’interno del regime, occupando le più importanti cariche politiche e militari.
Dopo decenni di crisi alimentari, la produzione agricola interna è oggi aumentata, ma continua ad essere ben lontana dai livelli sufficienti a provvedere all’intera popolazione.
Alcune riforme economiche hanno poi iniziato ad allentare le restrizioni per favorire i mercati semi-privati a partire dal 2002, ma ben pochi altri sforzi sono stati compiuti per raggiungere l’obiettivo del miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.
La storia della Corea del Nord è segnata da provocazioni militari e dalla proliferazione di progetti di sviluppo missilistici a lungo raggio che hanno limitato, se non annullato, l’impegno internazionale in termini economici.
La prima fase del periodo di Kim Jong Un, infatti, è stata caratterizzata da una grande aggressività: Il 29 marzo 2013 il dittatore proclamò lo stato di guerra con la Corea del Sud e, il mese successivo, lo Stato maggiore dell’esercito annunciò ufficialmente un attacco nucleare contro gli Stati Uniti in caso di aggressione. Tutto avvenne in linea con il rilancio di una politica di sviluppo sinergico tra armi nucleari ed economia.
Sviluppo che, secondo il regime, è stato completato nel 2018, lasciando spazio ad una prospettiva economica e diplomatica per il Paese.
Questo cambio di passo è stato sancito il 27 aprile 2018, quando, dopo oltre 10 anni di accesi scontri, il leader della Corea del Nord e il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, si sono incontrati nel villaggio di Panmunjeom, al confine tra i due Paesi. Durante il summit le delegazioni hanno discusso della fine della guerra e dell’inizio del processo di pace, passaggio contestuale alla denuclearizzazione nordcoreana. I due Paesi si sono inoltre impegnati a fare in modo che l’armistizio del 1953 diventi un Trattato di pace entro la fine del 2018. Rilevante, infine, è stato l’incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nel giugno 2018. Incontro tuttavia privo di riscontri pratici (soprattutto sul nucleare), ma che ha sicuramente rappresentato un primo, importante passo verso la normalizzazione dei rapporti tra il regime di Pyongyang e la comunità occidentale.

Futuro

Con la seconda fase dell’attuale regime, la strategia nordcoreana sta probabilmente cambiando, nonostante le caratteristiche socialiste restino saldamente ancorate alla cultura di Pyongyang e nulla lasci presagire un cambio in questo senso.
La parata militare del 2018, evento da sempre utilizzato a fini propagandistici all’interno e all’esterno, ha mostrato questo cambio di passo: i tanto attesi missili intercontinentali (ICBMs), testati soprattutto tra il 2016 e il 2017, non hanno sfilato per le strade di Pyongyang e sono stati sostituiti dall’inattesa presenza del popolo nordcoreano, quasi a simboleggiare la prospettiva economica e sociale che si intende seguire.
Se la Corea del Nord dovesse procedere su questo cammino, lo sviluppo economico moderno potrebbe sostituire completamente il welfare fondato sull’apparato militari, consolidando così sia il sostegno degli oltre 3 milioni di cittadini che quello della politica internazionale.
Altri importanti segnali provenienti da quella giornata nazionale hanno riguardato la presenza di Li Zhanshu, il terzo uomo politico più importante della Cina, e la partecipazione di diverse delegazioni di governi e partiti socialisti o comunisti, per lo più provenienti dai Paesi in via di sviluppo.
L’isolazionismo, le sanzioni internazionali e l’atteggiamento aggressivo che Pyongyang ha avuto negli ultimi anni sembrano oggi appartenere a un approccio del passato, e Kim Jong-un pare più interessato a coltivare i rapporti diplomatici.
Il tentativo di riappacificazione con gli Usa di Trump, ancora infruttuoso concretamente, dal grande valore diplomatico, rappresenta un ulteriore esempio, come pure la simbolica stretta di mano avvenuta tra i leader delle due Coree nel 2018.
Ѐ difficile prevedere quanto accadrà, sia per motivi legati alle contingenze regionali, sia per la volubilità di cui i regimi di Pyongyang hanno storicamente dato prova. Quel che appare certo è che, nonostante non siano in discussione modifiche riguardanti la forma di Stato e di governo, la dittatura sembra interessata a un progressivo miglioramento sociale ed economico, al fine di rendere la Corea del Nord uno Stato più moderno e meno dipendente dai propri alleati.